Palio
Asti

Columbu: «Meglio i ‘puri.
Asti? Un Palio bellissimo»

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Articolo pubblicato il 27/07/2015 alle ore 07:00.
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Massimo Columbu, detto Veleno II
I suoi detrattori, una minoranza in verità, lo chiamano killer. Brutta parola. Chi non lo ama sostiene che non corra mai per vincere. Massimo Columbu, detto Veleno II, è un personaggio riservato, che non ama apparire. E' un professionista serio, amante del lavoro che svolge. Quotidianamente prepara cavalli di elevate qualità tecniche, protagonisti di spicco nei più importanti ippodromi d'Italia e del Mondo. Voce forte la sua al telefono, schietta, vera... Alla parola killer però si impunta, si inalbera, perchè spesso è giusto tacere ma talvolta è doveroso puntualizzare. E Columbu lo fa, sinteticamente.

«Credo che i killer siano altri, non i fantini. I killer non impugnano un nerbo, ma qualcos'altro. Io non sono un killer, sono uno che lavora tutti i giorni con i cavalli e che li ama. Uno per cui la salute e la condizione fisica dell'animale vengono prima di tutto. Nutro un profondo apprezzamento per chi svolge questa attività.»
Hai cominciato giovane il tuo percorso di lavoro nell'orbita ippica.
«Avevo dodici anni, a quell'età ho iniziato a domare cavalli. Poi è stato un crescendo continuo. Le corse mi appassionano, la salute, che per il sottoscritto è la cosa più importante, finora mi ha sostenuto. E posso presentarmi ai Palii con la convinzione di poter fare bene ed ottenere risultati di spicco.»
Quelli però in carriera ti sono un po' mancati...
«Ho vinto a Castiglion Fiorentino, a Bomarzo, il Palio della Costa Etrusca oltre a tante corse in provincia.... Per un periodo della mia carriera ho dovuto fermarmi forzatamente, perchè la vita mi ha riservato brutte sorprese. Ho vissuto un dramma terribile a livello familiare, è stato molto difficile. Ma non ho mollato e ce l'ho fatta a riemergere.»

Che cos'è per te il Palio?
«La corsa più bella, qualcosa di cui non riesco fare a meno. Ho corso a Siena a luglio e a settembre sarò ad Asti con il giubbetto di Canelli. Michele Mazzeo, che reputo un vero amico, mi ha dato la possibilità l'anno passato di correre per i biancazzurri e anche se la finale mi è sfuggita ho fatto del mio meglio. Io corro sempre e solo per vincere. Sarà così anche a settembre. Darò tutto per il Comune di Canelli che mi ha rinnovato la fiducia.»
Che cosa pensi del Palio di Asti?
«Trovo sia una corsa appassionante, che si svolge su una pista bellissima e molto tecnica. Ad Asti è difficile che vinca un' outsider, s'impongono quelli bravi, preparati, fisicamente a posto. L'età? Conta poco. Io ho 41 anni, ma sto bene e so di poter ancora dare molto nel panorama delle corse. E vincere.»

Massimo, meglio i "mezzi" o i "puri"?
«Il cavallo da corsa per eccellenza è il purosangue. Io lo prediligo. Con i "puri" sono a stretto contatto ogni giorno perchè li lavoro e li preparo. Il Palio di Asti, dove sono protagonisti, va difeso e tutelato. In tutti i modi. Ha subìto attacchi ingiusti.»
Quante volte hai corso ad Asti e quante finali hai disputato?
«Sul numero delle partecipazioni non ci giurerei, credo siano una decina (undici, n.d.r.) ma ricordo bene le quattro finali raggiunte. Con San Secondo la prima, nel 1996, poi due volte per Don Bosco, nel 1998 e nel 2000. Infine nel 2006 superai la batteria per Montechiaro, ma per un affaticamento del cavallo non mi fu consentito di correre la finale.»

Miglior piazzamento?
«Il quinto posto nel 2000 (Palio ordinario, n.d.r.) con la casacca di Don Bosco.»
Tu e Mazzeo l'avete già trovato il purosangue da portare al canapo a settembre?
«Stiamo valutando diverse alternative. Io certamente correrò con un unico obiettivo, come ho sempre ho fatto, vale a dire quello di arrivare davanti a tutti. Poi le dinamiche di corsa, gli accadimenti, talvolta possono portare a stravolgimenti. Sono uno che non si tira mai indietro. Scordavo: non amo gioire delle disgrazie altrui. Trovo sia stupido farlo.»
Diamo a Massimo appuntamento a sabato. Lo salutiamo con la certezza di avere dialogato con una persona vera, che non ama i palcoscenici eclatanti ma che ha saputo farsi volere bene per la sua umanità. Non gli piace apparire e questo può farlo sembrare scontroso, ma chi ha imparato a conoscerlo di lui può solo parlare positivamente.

Massimo Elia

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