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Che fare della rete? Rischi e opportunità sotto l'occhio del web

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Articolo pubblicato il 04/06/2013 alle ore 17:31.
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Che fare della rete? Rischi e opportunità sotto l'occhio del web
“Il pericolo insito nella tecnologia è quello di creare un grande occhio che seppellisca l’uomo e la sua creatività sotto il suo controllo”: ecco le parole pronunciate dal massmediologo De Kerckhove in un intervento al Convegno “Professione Giornalista: Nuovi Media, Nuova informazione”. Toni apocalittici. Bisognerebbe chiedere agli scettici nei confronti della rete e della tecnologia che cosa suggeriscono e quali sono le loro proposte concrete. E’ un’ovvietà dire che Internet è una delle piazze più frequentate dalla società, e fuggirne significherebbe semplicemente negare la realtà. Partecipazione è la parola chiave. Pensiamo alla partecipazione della cittadinanza.

I nuovi media stanno modificando le vie di connessione tra cittadini e istituzioni, partiti e movimenti. Quasi che la democrazia rappresentativa stia sfumando verso una democrazia partecipativa. L’attualità ce lo dimostra, e il 2013 per l’Italia è stato l’anno in cui il web ha avuto più peso nei meccanismi della politica. Ai manifesti si sostituiscono i siti e i blog, agli slogan i tweet e gli status di facebook, alle assemblee le chat e le discussioni aperte. Insomma, all’agorà si sostituisce il web. Pensiamo ora alla cultura. Consideriamo quanto materiale è disponibile sulla rete: internet è la biblioteca, emeroteca, mediateca e galleria d’arte più grande al mondo. Per non parlare dell’e–learning.

Il filosofo Pierre Lévy ha parlato perfino di “intelligenza collettiva” del web. Troppe fonti? Eppure, la possibilità di attingere a sorgenti di informazione molteplici e diversificate può essere un’opportunità per cercare riferimenti incrociati, sviluppare senso critico, essere autonomi e coinvolti in una ricerca confrontata, che non accetti un’unica autoritas indiscutibile. I siti di cui parlare sarebbero moltissimi, ma scegliamo un bel sito italiano: il Servizio Bibliotecario Nazionale ha un portale web che si chiama Internet Culturale. Ci sono 8.500.000 file digitali tra libri, musica, progetti tecnici e architettonici, carte geografi che, viaggi virtuali in 3d, mostre, manoscritti, spartiti. I contenuti provengono da biblioteche statali e di enti locali, università, musei e istituti culturali. Un ultimo, curioso ma significativo esempio: la banca della memoria. E’ un sito che raccoglie esperienze di vita in videointerviste di donne e uomini nati prima del 1940.

Questo ci fa pensare che internet sarà un archivio potenzialmente vastissimo (ma lo è già di fatto) di esperienze incancellabili, una rete globale tra uomini e donne di tutte le età e di tutte le etnie. Si moltiplicano le possibilità di farsi sentire, di costruire una conversazione pubblica, di condividere o confrontare opinioni. “Il pericolo insito nella tecnologia è quello di creare un grande occhio che seppellisca l’uomo e la sua creatività sotto il suo controllo”. Non demonizziamo la tecnologia, ma interroghiamoci piuttosto sull’utilizzo che vogliamo fare dello straordinario strumento che ci troviamo tra le mani. Ne vogliamo fare il regno dell’anonimato, della libertà irresponsabile, della fretta e della distrazione? Oppure ne vogliamo fare un mosaico dinamico dove le parole d’ordine siano condivisione, confronto, democrazia e conoscenza?

Ornella Darova

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