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Caso Ceste: Buoninconti non potrà vedere i figli

Respinta anche la richiesta di ripristino della patria potestà

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Articolo pubblicato il 13/07/2016 alle ore 16:47.
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Caso Ceste: Buoninconti non potrà vedere i figli

Tutte respinte al mittente le richieste che Michele Buoninconti e il fratello Salvatore hanno avanzato alla Corte d’Appello di Torino, sezione Minori.

Michele aveva infatti opposto ricorso alle decisioni dell’ottobre scorso del Tribunale dei Minori di Torino: decadenza della patria potestà dell’uomo condannato in primo grado per l’omicidio della moglie, affidamento dei quattro ragazzi della coppia ai nonni materni, divieto di incontro e colloquio con i ragazzi.

Mentre sull’affidamento, per forza di cose, Buoninconti non poteva chiedere altro, non potendo occuparsi di loro essendo detenuto nel carcere di Ivrea, sulle altre due decisioni aveva insistito.

Prima di decidere, i giudici hanno analizzato il poderoso fascicolo allestito dagli operatori sociali che si sono occupati, dal febbraio del 2014 ad oggi della famiglia Ceste-Buoninconti dopo la tragica scomparsa di Elena, e hanno sentito i due figli più grandi. I quali, non senza disagio per la sofferenza provocata dalle questioni che riportano direttamente al padre e al dramma della morte della madre, hanno espresso la loro volontà di non voler rispondere alle tante lettere inviate a loro dal padre dal carcere e di non sentire la necessità di incontrarlo, rimettendo questa decisione ai giudici.

Giudici che oggi hanno depositato la loro decisione: “Dalle audizioni dei due ragazzi è emerso chiaramente che non sussistono le condizioni per l’attivazione di incontri con il padre. E deve essere confermata anche la decisione di sospendere gli incontri tra i ragazzi e gli zii paterni”. Salvatore, il fratello di Michele, aveva infatti chiesto di poter vedere i nipoti, ma, anche leggendo gli atti che riguardano gli zii, i giudici hanno ritenuto che questo non fosse opportuno, sia per la loro difficolta a centrare il dialogo sui nipoti e sui loro bisogni, sia per l’aperto conflitto esistente con i parenti materni che si stanno occupando dei quattro minori.

Respinta anche la richiesta di ripristino della potestà genitoriale di Michele sui suoi figli. A motivazione di questa decisione tornano valutazioni già ampiamente verificate in primo grado dal tribunale dei Minori: l’aver costruito nei confronti dei figli una cappa ambientale di isolamento e conseguente squalificazione del mondo extra famigliare, aver lavorato ad un quadro di famiglia totalmente centrata su se stessa in cui veniva vissuta male ogni occasione di festa e socializzazione. E poi l’analisi delle lettere inviate dal carcere da Michele ai figli che, secondo i giudici, ingenerano confusione, false aspettative, intrusioni nella vita dei ragazzi e continua esigenza di controllo sulle loro vite.

Daniela Peira

Tags: Buoninconti,processo Ceste

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