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Casa Alfieri, vent’anni dopo ecco la riapertura

Giovedì alle 17 il Comune dà appuntamento a cittadini e turisti per la tanto attesa riapertura

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Articolo pubblicato il 11/05/2016 alle ore 06:58.
Casa Alfieri, vent’anni dopo ecco la riapertura 3
Il busto di Vittorio Alfieri dà il benvenuto nella storica dimora

Fatte le dovute proporzioni, è stata la nostra Salerno-Reggio Calabria. Chiuso da vent’anni, in fase di ritrutturazione da sedici, Palazzo Alfieri è rimasto a lungo uno di quei cantieri che si pensava non dovesse vedere la conclusione. E invece, ecco la luce in fondo al tunnel: giovedì alle 17 il Comune dà appuntamento a cittadini e turisti per la tanto attesa riapertura del Museo Alfieriano nella residenza che fu del Trageda. Un nuovo percorso interno ad anello farà attraversare la manica lungo corso Alfieri, dove è stata allestita una sezione che illustra la vita dell’illustre astigiano.

Il Salone della biblioteca sarà invece dedicato al tema della fortuna teatrale di Vittorio Alfieri, e del suo poco noto ruolo come attore. Le stanze degli appartamenti, ancora prive di arredi, ospiteranno invece materiali didattici che illustrano il legame tra le opere del Nostro e altre arti, in particolare la musica. Riaperto anche l’ex deposito, dove ora sono raccolte scenografie e costumi di Eugenio Guglielminetti, e dove è stato allestito anche un piccolo spazio teatrale. «Dopo tanto lavoro sono contenta che ci sia una svolta», dice Carla Forno, dal 1986 direttrice del Centro Studi Alfieriani.

Custode dell’eredità culturale di Alfieri, nel corso della sua carriera ha visto prima deperire l’eredità materiale costituita da palazzo, arredi, biblioteca e archivi, ma ha anche assistito ai primi passi concreti verso il recupero. «I primi lavori erano iniziati nel 2000 - ricorda - grazie al Comune, mentre con le soprintendenze abbiamo inventariato tutti i beni: arredi, dipinti, busti. Poi, nel corso degli anni, il Centro Studi ha supervisionato gli interventi di restauro finanziati dalle fondazioni della Cassa di Risparmio di Torino, di Asti, Compagnia di San Paolo.»

Non era mancato l’aiuto dei privati: Unione Industriale, associazione Cre[AT]ive, Lions Asti Host, persino una sottoscrizione popolare, a dimostrazione dell’attaccamento della città alla dimora del suo illustre concittadino. In anni più recenti, i lavori sono progrediti grazie a Regione e Comune, che con il finanziamento Pisu hanno dato l’accelerata finale verso la riapertura. Sotto la guida dei progettisti Cristina Cirio, Roberto Nivolo e Sonia Bigando, il percorso ha toccato più amministrazioni, arrivando alla meta nonostante tempi che apparivano infiniti.

C’è ancora molto da fare, in realtà. La riapertura del Museo alfieriano avverrà infatti senza gli arredi degli appartamenti, ancora in fase di restauro, e resta da implementare la sezione video. Più avanti torneranno sotto il tetto di Casa Alfieri la biblioteca storica e l’archivio dei manoscritti, custoditi per il momento in un caveau della Cassa di Risparmio di Asti. A quanto pare, dopo vent’anni servirà ancora un po’ di pazienza. Nel frattempo, la città merita di godersi la festa tanto attesa.

Enrico Panirossi

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