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Cari giovani, cambiamo noi stessi

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Articolo pubblicato il 22/07/2015 alle ore 11:25.
Cari giovani, cambiamo noi stessi
Alcuni li chiamano ‘bamboccioni', altri ‘bambini' e altri ancora ‘incapaci'. Questi sono gli appellativi che ricevono maggiormente i giovani d'oggi. Giovani a cui è stato fatto un regalo un po' particolare dalla generazione precedente e - più concretamente - dalla società. Si sono ritrovati, infatti, a dover convivere con un elevatissimo tasso di disoccupazione e una forte crisi economica che, conseguentemente, hanno portato come risposta una fuga in massa di cervelli 100% made in Italy verso i paesi esteri. Eh sì, perché, come ci insegna il terzo principio della dinamica, «a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria» e la riprova è data dalle scelte che i giovani fanno.

Mi spiego meglio: «l'azione» di cui parla la dinamica non è null'altro che l'ostacolo posto davanti al giovane ogni giorno, mentre la «reazione» è uguale e contraria dal momento in cui il giovane stesso decide di cambiare strada, andando quindi in direzione opposta. Paura forse i giovani ne hanno poca, ma voglia di riscattarsi ne hanno parecchia. È proprio questa che li sprona ad agire, a trovare una soluzione e una diversa chiave di lettura della loro vita. Il futuro è ovviamente incerto, ma oramai lo è anche per le persone adulte e anziane.

I tempi sono cambiati - meglio sarebbe dire ‘peggiorati' - e ora non basta mettere in pratica la prima idea venutaci in mente. Ora bisogna lavorare di fantasia e non accontentarsi di idee banali. Sono convinta che i giovani non siano sufficientemente stimolati, ma anzi, totalmente screditati. Cosa fare? Sicuramente io non cercherei di cambiare la situazione da un punto di vista nazionale, ma mi limiterei a quello personale. Come diceva Cartesio, filosofo del ‘600: «Conquista te stesso, non il mondo».

Elisabetta Maria Rosa Testa

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