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Canelli, sul Christmas Palace
«sono solo critiche gratuite»

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Articolo pubblicato il 18/12/2015 alle ore 13:15.
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Il tendone nella piazza canellese
«Un aborto? Proprio non direi. Ci possono essere divergenze di opinioni, come già ho detto, ma non bisogna esagerare. La dialettica ci sta, ma nel rispetto e nell'obiettività». Paolo Gandolfo, vicesindaco e assessore a commercio e turismo, respinge al mittente le accuse che, in questi giorni, prendono di mira il Christmas Palace. «Molte sono gratuite e piene di inesattezze, mi sovviene tanto per il gusto di farlo». Il palatenda natalizio divide. Installato venerdì scorso dal Comune per ravvivare il periodo pre-natalizio tradizionalmente votato agli acquisti ha subito catalizzato critiche e apprezzamenti.

C'è chi ne ha apprezzato la valenza quale punto di riferimento per gli appuntamenti del periodo e chi, invece, la struttura proprio non l'ha digerita. Così che i commenti, acidi, hanno preso a circolare tra bar e negozi, gonfiando il malessere. A dar ragione ai detrattori del Christmas Palace la partenza non proprio brillante, con l'apericena inaugurale cancellato per mancanza di prenotazioni. Venti di burrasca che impazzano anche sui social. Su "Sei di Canelli se…", gruppo d'opinione che viaggia in rete, tanti gli interventi, dai costi all'opportunità di impiantare la tensostruttura in piazza Cavour. E, sempre sui social, compare una goliardica e satirica pagina dedicata ad un appuntamento fantasma, quello del "Rave party al PalaGandolfo".

Il sindaco Marco Gabusi per qualche ora si è preso ceffoni mediatici, reagisce. «Chi spara cifre a casaccio dovrebbe quantomeno documentarsi – ribatte - Anzitutto, i costi. Abbiamo speso 3500 euro: dunque, non i cinque-diecimila euro di cui qualcuno parla». Prima sconfessione. Che prelude ad un distinguo, e non di poco conto. Ancora il primo cittadino: «Qualcuno confonde le cifre quando cita l'affitto del teatro Balbo mettendolo a confronto con la tensostruttura. Mai abbiamo speso 10 mila euro l'anno per i locali di via dei Partigiani, bensì 35 mila euro per organizzarvi una ventina di spettacoli nei dodici mesi. Il palatenda ne ospita una decina ma ci costa il 10 per cento del Balbo; questi sono dati di fatto, vi pare poco?»

Nel vortice finisce anche l'offerta degli intrattenimenti, ritenuta di relativo valore culturale. «A chi critica la pochezza culturale degli spettacoli dico: dov'eravate quando, culturalmente parlando, alle proposte teatrali di qualità c'erano appena una manciata di spettatori? E il tendone non c'entra. Occorre essere un po' prammatici e realisti: la cultura deve avere i propri spazi, e mi pare ce li stiamo conquistando, così come gli intrattenimenti meno impegnativi devono essere alla portata di tutti. Senza dimenticare che la struttura di piazza Cavour viene utilizzata anche dalle onlus e dalle scuole: il valore sociale ha la sua bella importanza».

Giovanni Vassallo

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