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Canelli, restaurato il drappo dei bersaglieri

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Articolo pubblicato il 02/06/2016 alle ore 06:59.
Canelli, restaurato il drappo dei bersaglieri 3
Da sinistra Adriano Laiolo, Alessandro Guasti e Arnaldo Aceto davanti alla bandiera salvata dal bottino

E' una storia incredibile quella che racconta una logora bandiera tricolore, con lo stemma sabaudo e i segni delle traversie del tempo. Un vessillo appartenuto negli anni Quaranta ad una sezione di Bersaglieri, che per più di settant'anni rimarrà nascosto nel vecchio baule di una casa di Monastero Bormida e che una volta riportato alla luce racconterà le gesta di uomini in tempo di guerra in una terra, l'Eritrea, oggetto di contesa tra il Regio Esercito Italiano e gli inglesi.

Uno degli episodi più sanguinosi della Campagna d'Africa, nel corso del quale le truppe scozzesi requisirono tutte le bandiere e i vessilli degli italiani come bottino di guerra, pena per gli sconfitti che rifiutavano la consegna la fucilazione. Tutti i vessilli dunque tranne uno, che miracolosamente ritornò in patria. A raccontare questa storia è Adriano Laiolo, 78 anni ex commercialista in pensione.

Protagonista è suo padre, Remo, classe 1898 che nel 1939 divenne Sergente e poi Maresciallo della Croce Rossa Italiana, imbarcato sulla ex nave da crociera Vulcania per il recupero dei feriti. «Le navi della CRI potevano imbarcare solo feriti. Era assolutamente vietato trasportare materiale bellico come rifornimenti, armi e vessilli. Le navi potevano essere bloccate dal nemico in ogni momento e perquisite. Se contravvenivano al divieto rischiavano l'affondamento» spiega Adriano Laiolo.

Questo rende l'idea del pericolo che suo padre, Remo, corse nel tentativo di salvare quella bandiera. «Nel 1941 ci fu una battaglia sanguinosa, decisiva a Karen. Gli inglesi volevano conquistare a tutti i costi quella città per avere in pugno l'Eritrea. Gli italiani cercarono di resistere ma le forze erano impari. 40 mila gli italiani contro i 50 mila inglesi. Sbaragliato il nemico, le truppe britanniche raggiungono così Massawa, mentre i nostri soldati cercavano di mettersi in salvo» continua Laiolo.

In questo caos di scontri e morti, si inserisce suo padre Remo Laiolo che insieme ai medici e agli infermieri aveva il compito di riportare in Italia gli italiani feriti. «Mio padre sapeva che gli scozzesi avevano questa pratica di requisire i vessilli dei nemici sconfitti. In lui scattò moto di un amor patrio e un orgoglio nazionale che gli impedirono di consegnare quella bandiera. Così la nascose sotto la barella di un ferito talmente mal ridotto che gli scozzesi non ebbero l'animo di perquisirlo. In questo modo il vessillo si salvò».

Oggi la bandiera è stata riparata grazie ad un intervento del Lions Club di Nizza-Canelli del Presidente Alessandro Guasti e nel corso del raduno regionale del prossimo 11 e 12 giugno verrà consegnata ad Arnaldo Aceto referente dell'Associazione Bersaglieri di Canelli per essere conservata nel Museo del Risorgimento di Asti, struttura gestita dai volontari dell'associazione. La cerimonia di consegna è prevista per sabato 11 giugno alle ore 15 nella Sala delle Stelle del Comune di Canelli. 

Tags: bersaglieri,storia,museo del risorgimento

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