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Canelli perde "appeal"
verso i lavoratori stranieri

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Articolo pubblicato il 10/02/2016 alle ore 12:00.
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Uno scorcio di Canelli
Quella che è stata una cavalcata a suon di due cifre per un decennio s'è arrestata. Uno stop improvviso, inaspettato seppur non imprevisto. Inaspettato nel numero, 119 residenti in meno nel 2015, ma prevedibile per una concausa di eventi. A cominciare dall'andamento dell'economia che, seppur in questo angolo di Piemonte abbia saputo attutire la crisi, ristagna in alcuni settori. Senza dimenticare che la politica dei controlli ha cominciato a funzionare e l'accoglienza non sempre è una molla facile da far scattare.

Sarà un po' di tutto ciò, ma tant'è: nel 2015 l'andamento demografico canellese ha segnato il passo e, con esso, anche il flusso migratorio. Di stranieri residenti in città il Comune ne ha censiti, al 31 dicembre scorso, 1784, ben lontani dai 1903 di un anno prima. Si è arrestato, e questa è la novità, il flusso in ingresso a favore di chi ha scelto di lasciare Canelli. I numeri, d'altronde, parlano chiaro. I "cancellati", usando il burocratese, sono stati 265 (133 uomini e 132 donne) mentre gli iscritti si sono fermati a 132 (71 maschi e 61 femmine). Anche tenendo presente che 133 stranieri, intanto, sono diventati cittadini italiani a tutti gli effetti in quanto residenti nel nostro Paese da almeno un decennio, il saldo tra entrate e uscite è in perfetta parità.

C'è un altro segnale che illustra una situazione di reflusso: la natalità. Trenta i bimbi nati da coppie non italiane nel 2014, appena 14 nel 2015. In questo scenario le etnie perdono forza. Cinquantasette i Paesi stranieri rappresentati. Il gruppo più numeroso resta sempre quello macedone con 881 persone (445 uomini e 436 donne), seppur in calo rispetto al recente passato di ben 114 unità. Seguono, ma a grande distanza, coloro che arrivano dalla Romania con 311 persone e i bulgari che contano su 155 connazionali. Gruppi, questi ultimi due, sostanzialmente stabili nei numeri. Ci sono, poi, 111 marocchini, 57 albanesi e 31 cinesi che, rispetto al 2014, crescono di sei unità. Diciassette i serbi, quindici i cubani, quattordici dall'Azerbaigian, 12 arrivano dalla Tunisia.

L'analisi del sindaco Marco Gabusi su questa piccola Onu è realista. «Lo avevo detto nel passato che stavamo assistendo ad un fenomeno legato soprattutto ai ricongiungimenti famigliari. Ora che certi flussi si sono chiusi, che l'economia anche da noi, seppur forte, si sta saturando di manodopera e complice, non dimentichiamolo, la ripresa dei Paesi dell'Est, non ci deve sorprendere che qualcuno torni in patria e che molti cerchino di giocarsi le carte a casa propria».

Giovanni Vassallo

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