4 spassi insieme

Bigenitorialità in Italia:
non si può essere ex papà

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Articolo pubblicato il 16/05/2013 alle ore 21:32.
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L'arrivo ad Asti di Borromeo
Ha fatto tappa ad Asti la lunga corsa per la bigenitorialità di Antonio Borromeo, 47 anni, partito da Vasto (Chieti) il 25 aprile e diretto alla sede del Parlamento Europeo di Bruxelles. Antonio è un padre separato, ha un figlio undicenne e una ex moglie. Ci sono migliaia di padri separati ma lui ha deciso di denunciare, correndo per 4.000 km, la scarsa attenzione che i tribunali italiani dimostrano verso il diritto di entrambi i genitori separati di crescere in modo uguale i figli. Borromeo è stato accolto ad Asti dall’associazione dei padri separati e dai rappresentanti del Movimento 5 Stelle.

Si può diventare ex mariti ma non si diventa ex papà: Borromeo vuole che la legge 54 del 2006, quella che prevede l’affido condiviso, venga applicata dai tribunali e fatta rispettare. «Cosa che oggi non avviene e infatti la Corte d’Appello di Strasburgo ha già condannato l’Italia tre volte a pagare delle sanzioni altissime, multe che ricadono su tutti noi - spiega - La bigenitorialità significa uguali diritti per i papà e per i nonni paterni di poter vedere e crescere il bambino mentre in Italia ci sono 32.000 bambini trasferiti nelle case famiglia. Possibile che ci siano 32.000 nonni o parenti stretti che non sono considerati normali tanto da prendersi cura di questi bambini?»
Da ex marito, ma soprattutto avendo svolto per anni il ruolo di educatore, Borromeo ha visto crescere quello che definisce un vero e proprio «business» intorno alle separazioni. «Il nostro sistema è studiato apposta per istigare la coppia a litigare e ovviamente ci vanno di mezzo i figli che diventano dei pacchi postali e che sovente credono di essere la colpa delle separazioni arrivando perfino a commettere suicidi. Non solo: arrivano gli avvocati, i giudici, gli assistenti sociali e tutta una serie di soggetti che a lungo andare e in determinate condizioni creano una situazione che ti logora giorno dopo giorno».

Antonio Borromeo non nasconde la propria diffidenza contro il proliferare delle case famiglia e ha iniziato una vera e propria battaglia affinché a Vasto non se ne apra una in una struttura sequestrata alla malavita. «Voglio che venga destinata ad alloggi temporanei per padri separati» fa sapere. Borromeo si scaglia soprattutto contro il sistema dei contributi che ogni bambino garantisce a questi centri di accoglienza, stimato indicativamente tra 70 e 120 euro al giorno, circa 1 miliardo di euro l’anno in tutta Italia. «Sovente queste case famiglia per bambini, tolti ai genitori separati da un tribunale, sono gestiti da cooperative ed è doveroso che queste cooperative vengano controllate periodicamente. I bambini sono obbligati a lasciare le case famiglia dopo 2 anni e 1 giorno ma ci sono casi in cui ci rimangono molto più del previsto: dentro queste strutture ci sono orfani di genitori vivi che attendono, attendono e attendono. Noi siamo per una soluzione molto più logica: i bambini restino nella casa coniugale e i genitori ruotino ogni 15 giorni».

La corsa verso le istituzioni europee finirà nelle prossime settimane ma nel frattempo è stata aperta una petizione contro la «sottrazione legalizzata dei minori». Una petizione sostenuta dal Movimento 5 Stelle non solo per ottenere l’applicazione della legge 54/2006 ma per mettere fine a casi gravissimi: 950.000 genitori separati possono vedere i figli solo poche ore la settimana; 150.000 genitori che hanno perso ogni contatto con i loro bambini; 100 omicidi suicidi vengono addebitati alla conflittualità esasperata tra gli ex coniugi «tutte situazioni contro le quali dobbiamo opporci tutti insieme».

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