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Attentati di Parigi, l’Imam: «La religione
non c’entra, sono ragioni politiche»

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Articolo pubblicato il 17/11/2015 alle ore 12:00.
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Noureddine Kassmi, Imam della comunità islamica di Nizza Monferrato
«L'Islam non è l'Isis e se questi folli conoscessero realmente il Corano non compirebbero gesti tanto immondi». Ad usare dure parole di condanna nei riguardi degli attentati suicidi di Parigi è Noureddine Kassmi, Imam della comunità islamica di Nizza Monferrato, centro che raccoglie oltre 500 famiglie di magrebini tra il Nicese e il Canellese. Elettricista, padre di tre figlie e residente a Calamandrana, Noureddine è un giovane trentenne punto di riferimento per i suoi connazionali qui in Valle Belbo.

Le notizie delle stragi parigine costate la vita a 132 persone, lo hanno scosso profondamente e fatica ancora a dare voce ai propri pensieri: «siamo rimasti tutti scioccati. Non potevamo credere al ripetersi di un nuovo orrore nel nome dell'Islam. Questa è pura follia, che nasconde però dei chiari interessi politici ed economici. La religione qui non centra nulla». Il giovane Imam trova nel Corano la forza delle sue idee e della sua posizione: «L'Islam è una religione pacifica e il vero musulmano, colui che rispetta i precetti del Corano, sa bene che la vita è sacra e non va tolta. In un versetto viene chiaramente affermato che colui che uccide anche solo una persona, per Allah è come se avesse ucciso l'intera umanità».

Noureddine adesso è preoccupato, teme che i nuovi attentati compiuti in Francia possano fomentare odio nei riguardi delle comunità islamiche. «Qui nell'Astigiano siamo relativamente tranquilli. I nostri fedeli sono radicati da tempo sul territorio, in paesi medio-piccoli dove ci si conosce un po' tutti. Gli adulti lavorano, i bambini vanno a scuola. Siamo ben integrati. Diverso è il discorso nelle grandi città dove la diffidenza e la paura verso lo straniero potrebbero sfociare in atti di razzismo contro i nostri "fratelli". E' un momento delicato, in cui è necessario placare gli animi ma soprattutto parlare». E Noureddine parlerebbe ore della sua cultura e dell'Islam. Nei suoi occhi il desiderio di condividere con gli altri la ricchezza della sua religione. «Siamo persone pacifiche. Da sempre collaboriamo con le forze dell'ordine locali e monitoriamo eventuali comportamenti sospetti tra i fedeli, soprattutto tra i nuovi arrivati. Offriamo la massima collaborazione».

A confermare l'esempio di integrazione della comunità islamica nicese è anche l'amministrazione comunale. A Nizza Monferrato non è presente una Moschea vera e propria ma una sala di preghiera, ricavata da un ex locale commerciale. Il Centro Culturale ne gestisce l'attività e periodicamente organizza incontri aperti al pubblico per diffondere la conoscenza del Corano e della lingua araba. «Siamo convinti che solo attraverso la conoscenza si possa combattere la paura. All'inizio i nicesi ci guardavano con sospetto, perché per strada ci vedevano girare con le barbe lunghe e i nostri abiti tradizionali. Con il tempo hanno imparato a conoscerci e a non sentirsi minacciati».

l.p.

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