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Astigiano terra della longevità

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Articolo pubblicato il 10/02/2013 alle ore 07:00.
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Astigiano terra della longevità
Asti è una città longeva, lo dicono i numeri. Infatti su 77.363 abitanti, 9.321 superano i 75 anni di età. Ad avere il primato della longevità sono le donne, infatti il dato sopraccitato è composto da  3.498 uomini e 5.823 donne. Non solo, ma stando a quanto riportano i dati del Comune e della Provincia, nell’astigiano c’é una presenza significativa di centenari e ultra-centenari.
Nei 63 paesi della provincia che hanno inviato il dato anagrafico agli organi competenti risultano esserci 53 centenari e 71 ultracentenari (i dati sono relativi a novembre 2012).
La persona più anziana risiede a Moncalvo, è donna ed è nata nel 1908.

In Asti centenari e ultracentenari sono in tutto 33 di cui 29 sono donne e solo 4 gli uomini (dato aggiornato ad oggi). Insomma nella nostra provincia si vive a lungo. Abbiamo commentato questi dati con il dottor Alessandro Meluzzi, che di longevità si è sempre occupato con particolare interesse. Che ruolo gioca l’ambiente sulla lunga vita?
“Ritengo che la salute sia una cosa troppo seria per lasciarla solo ai medici, ci sono molti fattori che influenzano la qualità della vita e il luogo in cui si vive è molto importante, un ambiente sano e una comunità vitale in cui vivere sono fondamentali”. Se sugli effetti benefici dell’aria pulita tutte le teorie concordano, pare non essere così sulla dieta ipocalorica che sembra essere proprio il denominatore comune nelle persone che arrivano a cent’anni.

Infatti anche il dott. Meluzzi afferma che secondo la sua esperienza, quasi tutte le persone in età avanzata che ha incontrato dichiarano di non avere mai mangiato molto, nemmeno da giovani. Ciò è dovuto certamente a ragioni socioeconomiche, ma non solo. “La maggior parte degli anziani dichiara di avere sempre osservato una dieta abbastanza morigerata che non lascia spazio agli eccessi, ritengo che questo sia dovuto anche ad una capacità particolare di ascoltare il proprio corpo”. Sarebbe proprio questa attenzione verso i propri bisogni che ha condotto e conduce tuttora molti anziani ad alimentarsi con ciò che ritengono sia l’esigenza del fisico.
“Questo ‘ascolto intuitivo’ di sé permette di scegliere di volta in volta gli alimenti di cui si avverte la necessità. È un fattore di sopravvivenza - continua Meluzzi - A questo proposito, i prodotti che il territorio offre sono da tenere in considerazione, il vino rosso ad esempio, è notoriamente ricco di antiossidanti”.

Un altro fattore importante che le persone in età molto avanzata hanno in comune dal punto di vista psicologico è la ‘resilienza’, ovvero la capacità di fare fronte agli eventi traumatici. Questa qualità psicologica permette di incassare traumi e stress e di riorganizzare la propria vita in modo positivo. “Le persone resilienti, nonostante circostanze avverse, riescono a fronteggiare i momenti difficili, questa è proprio una caratteristica comune nei longevi”. Il dott. Meluzzi sottolinea un aspetto interessante: “Vivono più a lungo le persone che hanno fede”.
Avere fede permette di approcciarsi alla realtà con un atteggiamento diverso, più positivo, che riduce lo stress, questo comporta una più elevata qualità della vita. Vive di più chi nella propria vita ha anche una dimensione ‘giocosa’, la propensione al gioco e all’allegria infatti è spesso uno dei fattori responsabili della longevità.

L’aspetto saliente che i longevi hanno in comune, secondo il dott. Meluzzi, è la relazione con gli altri. A confermare quanto l’intreccio di relazioni sia importante per vivere a lungo, lo dimostra anche il fatto che chi ha dei figli vive di più rispetto a chi non li ha.
Vivere in una comunità vitale, circondato dagli affetti contribuisce alla lunga vita.
“Le emozioni che si vivono giocano un ruolo fondamentale nella vita dell’anziano”.
La longevità dipende da molti fattori ed è in questo approccio olistico che la dimensione relazionale ed affettiva ricopre un ruolo di primo piano.
Le persone che circondano i longevi possono contribuire a migliorare la loro qualità della vita rendendoli attivi. “Essere longevi attivi è il risultato della rivalorizzazione del ruolo dell’anziano della società, che viene troppo spesso rimosso”. Il 2012 è stato ‘l’anno europeo della vecchiaia attiva’, che ha promosso iniziative di solidarietà tra generazioni. È importante vedere le persone longeve come risorsa, come patrimonio vivente, come ‘granai della memoria.’

Le relazioni aiutano dunque a vivere meglio e piú a lungo, ma quando queste relazioni cessano le ripercussioni sono differenti per gli uomini e per le donne. Ad esempio una donna vedova vive mediamente più a lungo di un uomo vedovo, ci sono dei motivi psicologici? “Il motivo principale in linea assolutamente generale è che gli uomini hanno meno autonomia psicologica rispetto alle donne”.

Alessia Conti

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