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Asti e Moscato, allargare
la docg per fermare le perdite

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Articolo pubblicato il 21/12/2015 alle ore 07:00.
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Asti e Moscato, allargarela docg per fermare le perdite
C'è chi spera in un ultimo, deciso colpo di coda, un piccolo "miracolo" di Babbo Natale che aggiunga qualche zero a conti che, se non ancora in profondo rosso, di certo preoccupano. Crisi di vendite per l'Asti recitano i dati che, da qualche giorno, girano su internet, social e organi di stampa. Soprattutto tra le vigne dei 52 Comuni del Moscato, ora in letargo, ma pronte a sprizzare vitalità organolettica.

Cinquantasette milioni di bottiglie, ad essere ottimisti, ma c'è chi si ferma a 55-56 milioni. Cresce, di contro, il Moscato "tappo raso" che si avvia a tagliare il traguardo dei 30 milioni di pezzi (o, più realisticamente, 29 milioni). Lo spumante italiano più venduto nel mondo cede il passo, raggelando la cavalcata impetuosa dell'ultimo decennio. Mandando di traverso il brindisi natalizio agli oltre 4 mila "moscatisti" che di quest'uva vivono (bene). Qualche scricchiolio, in verità, c'era già stato nei mesi passati, con il rallentamento dei mercati tradizionali, Russia e Germania in testa.

Senza decise accelerazioni negli Stati Uniti, mercato immenso dove veleggia il Moscato (qui totalizza il 67% delle vendite) senza che l'Asti abbia sfondato come pensava. Al capezzale del malato sono accorsi un po' tutti per trovare una terapia, possibilmente d'urto, capace di rianimare il canale-consumi. In una paritetica convocata d'urgenza l'assessore Giorgio Ferrero, dopo aver ascoltato dai (pochi) presenti ha rilanciato con la proposta di allargare l'area d'imbottigliamento «fuori dalla zona di produzione». Un'apertura che piace a molti imbottigliatori che oggi possono etichettare Asti docg con proprio marchio solo affidandosi a industrie del triangolo Asti-Alessandria-Cuneo.

Più guardinghi i vertici del Consorzio dell'Asti, tiepidi sulla possibilità di allargare il perimetro d'imbottigliamento. «Un soluzione non facile e neppure immediata» commenta il direttore del Consorzio Giorgio Bosticco. Anche Giovanni Satragno, presidente dell'Associazione Produttori Moscato, è scettico. «Il via libera –- dice -– deve arrivare dai due terzi dei produttori, cosa che vedo al momento difficile». Per i big del settore la crisi è figlia anche di un marketing a tratti lacunoso. Serve un marketing più mirato, e non solo nei mercati emergenti ma anche, ad esempio, negli Usa. Rilanciando, e questa sì che è una novità, non tanto, o non solo, i marchi privati ma, anzitutto, la denominazione.

Giovanni Vassallo

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