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Asti Docg: un fondo per rilanciarlo

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Articolo pubblicato il 03/09/2016 alle ore 07:21.
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Asti Docg: un fondo per rilanciarlo

A pochi giorni dall'inizio della vendemmia ecco che il mondo del moscato viene investito da una nuova polemica. Perché se è pur vero che l'intesa stretta tra parte industriale e parte agricola ha portato a prezzi e rese condivisi per le uve di quest'anno, dall'altro ha generato non pochi malcontenti tra i viticoltori. Nodo della vicenda: la costituzione di un fondo per la valorizzazione, in Italia e in Europa, dell’Asti docg, quelle stesse bollicine che un tempo erano tra le più vendute del mondo e che oggi hanno perso la metà del proprio volume di vendita.

Come costituire il fondo? Attraverso una «fatturazione» di 77 euro/quintale sui quintali di uva di Moscato d’Asti Docg eccedenti i 78 quintali/ettaro. In sostanza, dicono i moscatisti, si chiede alla parte agricola di contribuire a rilanciare a proprie spese un prodotto a beneficio delle Case spumantiere. Il clima teso degli ultimi giorni ha quindi spinto il Consorzio di tutela dell'Asti a convocare per mercoledì scorso una conferenza stampa. Presenti al tavolo i vicepresidenti, il direttore Giorgio Bosticco e l'assessore regionale Giorgio Ferrero.

In questa occasione sono stati confermati alla stampa e alle associazioni agricole di categoria prezzi e rese delle uve. Inoltre, si è cercato di fare chiarezza sul ruolo della fatturazione, «da non confondersi con le trattenute» dicono dal Consorzio. In soldoni, i vignaioli percepiranno poco più di 9.600 euro ad ettaro. Saranno poi le aziende vinificatrici a decidere quanta uva rivendicare a tappo raso o ad Asti docg. La quota tra 78 e 95, 17 quintali, i vinificatori la pagheranno per intero come docg, ma al vignaiolo andranno 3 euro al chilo, il resto andrà a formare il fondo (si parla di una somma vicina ai 4 milioni) attraverso la fatturazione che il Consorzio farà agli stessi vinificatori. Ecco spiegato perché dal mondo dei moscatisti si grida allo scandalo. Giovanni Satragno, Presidente dell'Assomoscato, da sempre impegnato nella difesa degli interessi dei viticoltori, ha però sposato l'accordo spiegando: «sono tempi difficili e servono decisioni importanti. Siamo convinti che la costituzione di questo fondo permetterà di rilanciare l'Asti Docg di cui beneficerà l'intera filiera. Se poi i Moscatisti non vogliono questa fatturazione dovranno assumersi le proprie responsabilità».

E' poi intervenuto Paolo Ricagno, per anni Presidente del Consorzio dell'Asti e oggi Presidente della Cantina sociale “Vecchia Alice e Sessame” il quale commenta: «Non è mai capitato che Ricagno e Satragno fossero d'accordo ma oggi va portato avanti un discorso comune. Quest'anno la parte agricola incassa 25 milioni in meno e probabilmente si chiuderà l'anno con poco più di 83 milioni di bottiglie vendute. Il nostro obiettivo deve invece essere quello di superare le 100 milioni di bottiglie e la costituzione di un fondo per la promozione può darci una mano in questo senso». Per Stefano Ricagno, vicepresidente del Consorzio «le polemiche in atto sono sterili e frutto di una lettura distorta dei nostri intenti. Il nostro obiettivo è quello di garantire il reddito dei viticoltori. L'intera filiera del moscato docg è compatta. Dobbiamo lavorare uniti per superare questi tempi difficili» mentre Giorgio Bosticco ha chiarito: «la costituzione di questo fondo per la promozione ha il compito di dare un ricavo uguale al Moscato d'Asti e al'Asti Docg.

Questa fatturazione deve essere interpretata in un'ottica di partecipazione condivisa». Il fondo quindi sarà costituito da parte agricola e parte industriale e non prima del prossimo gennaio. Verosimilmente si stima di poter cominciare ad attingere al fondo nei primi mesi del 2017.

Lucia Pignari

Tags: asti,consorzio asti,vendemmia,Asti Docg

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