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Asl, si lavora di cesello
per evitare altri tagli

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Articolo pubblicato il 10/06/2015 alle ore 07:00.
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Da sinistra Anna Ceria e Ida Grossi
Una manager e due direttori, tutte donne, per fare un mezzo miracolo: rendere compatibili le linee guide della Regione Piemonte in termini di riorganizzazione e risanamento dei conti della sanità con le esigenze e la continuità dei servizi ai cittadini. Ci stanno lavorando da appena quindici giorni, dalla data del loro insediamento dopo le nomine dell'assessore e per la prima volta ne parlano pubblicamente. «Non possiamo dimenticare che il Piemonte è una Regione sotto stretta osservazione del Governo con un piano di rientro da rispettare -– ha esordito il direttore generale dottoressa Ida Grossi -– ma ancora c'è qualche margine di manovra "locale" senza aspettare che sia Roma a scegliere, prendendo decisioni senza avere il polso della situazione dei territori».

La Grossi ha l'aspetto di chi è preso fra l'incudine e il martello, amministrativamente parlando ovviamente. Da una parte una Regione che ha rigidi obiettivi di contenimento della spesa, di tagli di primariati e di limatura di ogni spesa superflua; dall'altra la richiesta dei cittadini che non vogliono perdere servizi di salute importanti, la prossimità degli ospedali e dei Reparti, la rete di assistenza domiciliare e territoriale così importante in province come quella astigiana frammentata in piccoli centri lontani dal capoluogo. «La riorganizzazione prevede la sparizione di alcune strutture in termini di vertici sanitari -– ha sottolineato la Grossi -– ma non spariscono le attività ai cittadini. Certo vi sarà un'ottimizzazione di esse, decisa a tavolino con l'Asl di Alessandria, per quanto ci riguarda, in modo da non avere doppioni e di mantenere in vita le eccellenze. Da questo obiettivo non si torna indietro. E più si riuscirà ad ottimizzare la rete ospedaliera, più si riusciranno a mantenere i servizi sul territorio rivolti ai pazienti cronici, altra nostra priorità».

Questo perchè un buon trattamento di questo tipo di pazienti dovrebbe ridurre drasticamente gli accessi impropri al Pronto Soccorso dell'ospedale di Asti, cronicamente intasato di codici bianchi e verdi. E poi qualche anticipazione sui nodi più caldi della sanità astigiana. A partire dall'ospedale di Nizza. «Esce definitivamente dal cosiddetto circuito delle "acuzie" - ha ribadito il direttore generale – e nei prossimi giorni tornerò ad incontrarmi con l'assessore regionale e il sindaco di Nizza per immaginare quale tipo di struttura dovrà diventare. Probabilmente vi sarà un futuro di residenzialità sanitaria ma sicuramente non sarà una ulteriore Casa della Salute». Altra nota dolente riguarda i tre grandi edifici dismessi dall'Asl messi in vendita senza aver trovato ormai da troppo tempo un acquirente. «In questi giorni è stata formalizzata una manifestazione di interesse per l'ex Mutua di via Orfanotrofio – conferma la dottoressa Grossi insieme al direttore amministrativo dottoressa Anna Ceria - Seguiremo da vicino la proposta tenendo conto che quell'edificio, attualmente, è occupato abusivamente da una dozzina di famiglie senza casa».

Risposta anche all'ultimo attacco alla riorganizzazione dei servizi che riguarda la sospensione dell'agobiopsia per scadenza del contratto dei due medici che se ne occupavano. «Abbiamo provveduto a contattare i due medici proponendo loro una convenzione per riprendere al più presto il servizio tenuto una volta la settimana. Ad oggi, comunque, non vi è lista d'attesa per questo tipo di esame diagnostico» confermano sia la dottoressa Grossi che la dottoressa Emma Maria Zelaschi, direttore sanitario.

Daniela Peira

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