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Amianto: l'apice dei tumori atteso tra qualche anno

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Articolo pubblicato il 27/04/2013 alle ore 07:00.
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Alcuni dei relatori intervenuti al convegno
«L’insorgenza del tumore avviene a distanza di tanti anni dall’esposizione alle fibre di amianto. Quindi dobbiamo ancora aspettarci l’apice di diffusione della malattia come conseguenza del picco di produzione e lavorazione di questo minerale, avvenuta tra gli anni Sessanta e Settanta». E’ uno dei dati inquietanti emersi in occasione del convegno “S.O.S. Amianto”, che si è svolto martedì mattina nell’aula magna dell’Università, affollata per l’occasione da un pubblico eterogeneo, che andava dagli studenti delle scuole superiori a numerose autorità e rappresentanti delle Forze dell’Ordine, tra cui il comandante provinciale dei Carabinieri, ten. col. Fabio Federici, che ha ricordato, al riguardo, l’impegno dell’Arma con il reparto specializzato Noe. Promosso e organizzato dal Comune, ha visto la collaborazione dell’associazione di categoria Api Asti, Legambiente, banca Cassa di risparmio di Asti e ONA (Osservatorio Nazionale Amianto).

L’obiettivo era analizzare il problema amianto sotto le diverse sfaccettature che lo caratterizzano, ovvero dal punto di vista della salute, della legge e della lotta contro la sua presenza in città. Dopo il video introduttivo, intitolato “Un errore del passato, un problema del presente”, il sindaco Fabrizio Brignolo ha sottolineato che «bisogna lavorare affinché non si ripetano più condizioni analoghe a quelle che putroppo ha subìto la città di Casale, dove i cittadini pagano la contropartita di utili che invece sono andati a singoli imprenditori. La sfida è quindi quella di specializzare il sapere del territorio su nuove tecnologie che vadano verso la conversione e siano attente all’ambiente».

A seguire l’assessore all’Ambiente Alberto Pasta, che ha annunciato i progetti del Comune. «Abbiamo intenzione - ha anticipato - di effettuare una radiografia aerea del territorio in quanto, grazie alle avanzate tecnologie a disposizione, possiamo entrare in possesso di foto fedeli per evidenziare la presenza di amianto, e soprattutto di distinguere quello in buono stato da quello che si sta sfaldando. Infatti nei nostri uffici arrivano spesso segnalazioni sulla presenza di lastre o tetti di amianto, ma non siamo in grado di discriminare le situazioni più urgenti da quelle che, invece, possono essere affrontate in un secondo tempo. Sono sicuro che il sindaco mi aiuterà a garantire i fondi per questo progetto che rappresenta il primo passo per contrastare il fenomeno».

Ad aggiungere alcuni particolari il dirigente comunale Franco La Rocca. «Dopo il volo aereo - ha sottolineato - sarà necessario fissare su cartografia il risultato della fotografia. A questo scopo abbiamo pensato di coinvolgere le classi quarte e quinte dell’istituto tecnico “Giobert” e del liceo artistico “Benedetto Alfieri”. Una iniziativa didattica che rappresenta per il Comune anche un ottimo risparmio». La Rocca ha quindi fornito alcuni dati sull’attività intrapresa dall’Amministrazione: negli ultimi due anni sono state emesse 66 ordinanze nei confronti dei cittadini le cui abitazioni presentavano tetti in amianto, recuperando 27mila mq di superficie che, aggiunto a quanto è stato fatto e proposto dal settore privato, ha portato al risultato di 50 - 60mila mq di lastre di amianto smantellate e portate nelle discariche autorizzate negli ultimi tre anni. «La piaga, però - ha continuato La Rocca - è rappresentata dagli abbandoni, tanto che il Comune spende ogni anno 30 - 40 mila euro per bonificare siti abusivi contaminati da amianto e altri materiali pericolosi».

A sottolineare in particolare le criticità del sistema il Sostituto Procuratore della Repubblica Vincenzo Paone. «Ragionare sulle responsabilità penali è molto difficile - ha esordito - per cui interverrò fornendo alcuni flash. Il nostro sistema economico è in crisi, per cui fare le bonifiche dall’amianto comporta una costo difficilmente sostenibile, che costa al privato e all’Amministrazione (dato che, se il privato non adempie all’ordinanza, i costi ricadono sulla collettività). Senza contare - ha aggiunto - i problemi del sistema giudiziario, che secondo me in questo periodo è quasi un’arma spuntata. Basti pensare a chi abbandona in riva ad un fiume le lastre di amianto. Lo fa perché si fa beffa dei cittadini e della giustizia, anche perché è difficile controllare e monitorare tutto il territorio».

Tra i numerosi altri argomenti toccati, il fatto che l’amianto è un killer che ucciderà ancora molte persone, dato che il picco deve ancora arrivare. Anche perché non sono a rischio le persone che hanno lavorato nelle aziende contaminate, ma i cittadini del luogo in cui si trova la fabbrica e le mogli dei lavoratori. Altra criticità citata, la presenza di due tesi scientifiche prese attualmente in considerazione per decretare il legame tra esposizione all’amianto e insorgenza del mesotelioma: quella in base a cui basta solo una micro fibra di eternit per innescare l’insorgenza della patologia, che determina quindi la difficoltà di imputare i responsabili a distanza di tanti anni; e quella in base a cui l’insorgenza del tumore è legata ad una esposizione prolungata e massiccia alle fibre di amianto (che ne sono la causa o la concausa), con la possibilità di far condannare anche i responsabili dopo l’innesto della malattia. Infine Paone ha ricordato come, dal 1992, in base alla legge 257, l’amianto non si può produrre e vendere ma la detenzione non è vietata, anche se sono stabiliti alcuni vincoli per decretare in quali casi va smantellato.

Più ottimista e fiducioso nei mezzi a disposizione della giustizia l’avvocato Ezio Bonanni, presidente nazionale di ONA, che dal febbraio 2012 ha inaugurato la sede astigiana, guidata da Pasquale De Filippo con la collaborazione dell’avvocato Lucas Barbesino. «L’unica teoria scientifica che va presa in considerazione - ha sottolineato - è quella secondo cui, per l’insorgenza della malattia, è necessaria una lunga esposizione all’amianto, che tra l’altro può causare diversi tipi di patologie e ha circa 3mila tipi di applicazione, dal rivestimento dei tubi alla realizzazione di vari tipi di pavimentazioni». Bonanni ha quindi ripercorso la storia dell’amianto, la cui pericolosità era stata scoperta già a fine Ottocento in Inghilterra, mentre la prima sentenza in questo senso in Italia è stata emessa dal Tribunale di Torino nel 1906, e ripresa l’anno successivo dalla Corte di Cassazione. «L’Italia è arrivata tardi nel mettere al bando l’eternit - ricorda - tanto che negli anni Sessanta e Settanta è stato ancora molto utilizzato. Come ONA abbiamo cercato di portare avanti molte battaglie, ma ci siamo dovuti scontrare contro la lobby dell’amianto, che è molto forte e ci ha bloccato una proposta di legge, che non è mai stata neanche esaminata».

Michele Rucco, segretario generale dell’Osservatorio, ha poi ricordato le attività svolte dall’ONA, mentre a fornire delucidazioni sugli aspetti legati alla salute è intervenuta Laura Moro, direttrice del laboratorio del Dipartimento di Scienze del farmaco dell’Università del Piemonte orientale (sede di Novara). «Il mesotelioma - ha ricordato - non è l’unica patologia connessa all’amianto, ma è quella su cui ci concentriamo oggi: ha un lungo periodo di latenza (dai 25 ai 50 anni), è altamente aggressivo, e si cura con un solo farmaco. L’obiettivo per il futuro è quello di fare ricerca per trovare una terapia personalizzata, in modo da trattare ogni paziente con la cura più adatta, evitando inutili effetti collaterali. Il problema è che la ricerca di un nuovo farmaco è un processo lungo che comporta un costo tra i 10 e i 20 milioni di euro, per cui è difficile trovare un’azienda che lo sostenga in questo caso considerando che, ai suoi occhi, in generale si tratta di un tumore raro».

A sottolineare, invece, gli aspetti ambientali Maria Luisa Icardi dell’Arpa (Agenzia regionale di protezione ambientale). Tra le numerose attività svolte è emerso che, riguardo all’amianto, dal 2005 l’Agenzia ha effettuato 90 verifiche con richieste di provvedimenti di bonifica per una superficie complessiva di 40mila metri quadri. Dallo stesso anno sono state anche trasmesse alla Procura 20 notizie di reato in questo ambito. In chiusura si è poi fatto riferimento agli aspetti più pratici. Gian Piero Godio, presidente di Legambiente Vercelli, ha dimostrato i vantaggi della sostituzione di un tetto in amianto con i pannelli fotovoltaici, grazie agli sgravi fiscali e al fatto che l’energia prodotta viene mandata nella rete e consente quasi di annullare la bolletta. «Come associazione promuoviamo con convinzione questa iniziativa - ha sottolineato - in quanto rende economicamente sostenibile lo smantellamento dell’amianto, diffonde l’energia pulita e favorisce l’occupazione».

Sempre a livello pratico il presidente di “Api Asti”, Andrea Cirio, ha presentato ufficialmente il progetto “S.O.S. Amianto”, messo a punto dell’associazione di categoria, che raggruppa circa 200 piccole e medie imprese astigiane, insieme all’ONA. «E’ un progetto ambizioso - ha sottolineato - che ci vede in prima linea di fronte alla minaccia rappresentata dall’amianto, supportando coloro che hanno interesse a smantellarlo ma che sono in difficoltà dal punto di vista economico».

Lo sportello è già attivo presso la sede di Api Asti, grazie alla presenza di operatori dell’Osservatorio e alla prestigiosa collaborazione dell’avvocato Bonanni. Fornisce informazioni di vario tipo, consulenza sanitaria e legale, e mette a disposizione la “rete” costituita da sei imprese iscritte all’Api disponibili ad effettuare lo smantellamento dell’amianto da edifici civili e industriali. In sostanza, chi avesse intenzione di bonificare un edificio dall’eternit può rivolgersi allo sportello e «avere tutte le informazioni sul tema, essere supportato nella richiesta di finanziamenti (grazie anche alle proposte in questo senso della banca Cassa di risparmio di Asti), essere assistito in ogni passaggio burocratico e avere tutte le indicazioni sulle tipologie di materiale con cui sostituire l’amianto (pannelli fotovoltaici, lamiera grecata, pannelli coibentati)». In particolare, riguardo alla “rete di imprese”, Cirio ha sottolineato che «ha già cominciato a lavorare in sinergia nel limare e rendere omogenee le tariffe a portata di tutti, garantendo comunque un servizio di ineccepibile qualità».

Mentre Enrico Borgo, direttore Mercato della banca Cassa di risparmio di Asti, ha ricordato la proposta della banca «che va incontro a chi vuole eliminare l’amianto, con finanziamenti molto interessanti». Infatti si parla di un finanziamento a copertura del 100% della spesa alle seguenti condizioni: per le imprese è previsto un tasso variabile con l’Euribor (circa il 2,60%) per 7 anni e con un tetto massimo di 50mila euro ad intervento (ma con la possibilità di valutare caso per caso); per i privati un tasso fisso del 4% fino a 10 anni e con un tetto massimo di 40mila euro a nucleo familiare.

Lo sportello è attivo il martedì e il giovedì dalle 9 alle 12 presso la sede di Api Asti in via Maggiora 25, tel. 0141/1768159, mail: sosamianto.asti@gmail.com. A chiudere i lavori, sottolineando l’importanza della lotta all’amianto, il vice sindaco Davide Arri, che nei mesi scorsi è stato uno dei più attivi sostenitori del progetto e del tavolo di lavoro ad esso collegato.

Elisa Ferrando

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