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Alternanza scuola-lavoro: soluzione
o danno per l'occupazione giovanile?

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Articolo pubblicato il 10/11/2015 alle ore 17:00.
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Alternanza scuola-lavoro: soluzioneo danno per l'occupazione giovanile?
"L'alternanza scuola - lavoro è un percorso formativo che: potenzia l'autonomia scolastica, qualifica l'offerta formativa, esalta la flessibilità, agisce per la forte valenza orientativa, come mezzo di contrasto alla dispersione scolastica". Suona quasi come un mantra, molti di voi avranno già sentito frasi simili: varie definizioni di quello che dovrebbe essere il fine dell'alternanza scuola lavoro ma cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta. Con l'approvazione della legge 2015/107, meglio nota come "La Buona Scuola", sono previste per le classi dell'ultimo triennio di scuola superiore un minimo di ore di alternanza scuola lavoro (stage). In particolare per gli istituti tecnici il numero di ore sarà di 400 mentre per i licei sarà di 200.

I dubbi al riguardo sono molti poiché le modalità e le regolamentazioni riguardo a questa iniziativa non sono ancora chiare infatti nella legge non viene specificato nulla e tutto ciò che riguarda l'organizzazione viene, come al solito, scaricato addosso ai singoli istituti. Nella lettera "inviata" dal ministro Giannini ai professori si legge che solo nell'estate 2016 saranno 500.000 gli studenti "impegnati obbligatoriamente nell'alternanza" e che "a regime saranno circa un milione e mezzo". La domanda, scusate, mi sorge spontanea: con una disoccupazione giovanile del 44,2% non sarà un azzardo rendere disponibili un milione e mezzo di stagisti non retribuiti? Non rischieremo di creare un danno ad una fascia già disastrata? A queste domande mi è stato risposto che il problema non si pone, poiché infatti non si tratta di un periodo di lavoro vero e proprio, cito: "periodi di apprendimento in situazione lavorativa, che non costituiscono rapporto individuale di lavoro".

Tuttavia, poiché i liceali non posseggono conoscenze specifiche è stato già anticipato che molti passeranno le 200 ore come commessi in negozi o come baristi in tavole calde. Dunque possiamo sperare che nei mesi estivi, pur avendo magari a disposizione un certo numero di stagisti, un negozio o un bar non lasci a casa un dipendente? Un altro dubbio sorge sul valore delle ore svolte: in alcune dichiarazioni del MIUR si parla di una valutazione da parte delle imprese presso le quali gli studenti faranno lo stage ma nel caso in cui lo studente decida di impegnarsi nell'impresa di famiglia ci si può aspettare un giudizio oggettivo da parte dei familiari? Forse ci preoccupiamo troppo, spero vivamente che i molti dubbi che ho al riguardo si chiariscano e che questa novità si riveli un'opportunità per tutti gli studenti e per tutte le imprese che parteciperanno. Dunque aspettiamo gennaio e nell'attesa, come direbbe qualcuno, cerchiamo di non gufare troppo.

Bruno Musso

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