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Allevatore astigiano relatore a Mantova
«I benefici dell'inseminazione artificiale»

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Articolo pubblicato il 16/12/2015 alle ore 13:00.
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Paolo Pompilio tra le caprette della sua stalla
Il settore dei piccoli ruminanti è piccolo di nome e di fatto, ma proprio questa sua caratteristica, che può sembrare un limite, può invece trasformarsi in un vantaggio per alzare la qualità di un settore quasi di nicchia. Un assunto, questo, che sta alla base del seminario annuale su caprini e ovini che si terrà in provincia di Mantova venerdì prossimo e che è profondamente condiviso dall'unico allevatore piemontese invitato, Paolo Pompilio, guarda caso astigiano. La sua azienda è la "Capra e Cavoli" che, neanche a dirlo, si trova a Capriglio. Un'azienda piccola e giovane, come lui, nata quattro anni fa quasi per gioco dalla passione di Pompilio e di sua moglie per i formaggi di capra e l'ambizione di farseli da soli. Primo acquisto sono state Robiola e Osella, due capre gravide che, nel giro di quattro anni, hanno portato la stalla di Pompilio ad una settantina di capi, dei quali 50 producono latte e gli altri 20 vengono usati per la rimonta. In quattro anni lui e la moglie hanno affinato la loro tecnica casearia fino ad inaugurare un piccolo laboratorio nel quale producono formaggi di capra con i quali riforniscono diversi punti vendita della zona.

Ma il motivo per il quale Pompilio è stato invitato come unico allevatore piemontese al seminario è la sua ricerca continua di qualità nelle capre del suo allevamento. La sua è una delle poche aziende di capre camosciate alpine ad effettuare la fecondazione artificiale. «E' una pratica rara perchè molto costosa – spiega Pompilio – tenuto conto che costa circa 60 euro a capo e che garantisce il 60% di probabilità di successo. Però è l'unica procedura in grado di dare una forte spinta al miglioramento genetico dell'allevamento perchè si incrociano sempre solo i capi migliori». Quali vantaggi ha una stalla di capre altamente selezionate? «Intanto producono molto più latte, quasi un quintale in più per capra e poi perchè i capretti che nascono sono molto più ricercati: sia i "becchetti" per l'inseminazione che le "femmine da rimonta". Alla fine è un investimento che ripaga sia in termini economici che, soprattutto, in termini di qualità dei propri capi».

Ma come si sceglie il capo migliore? «Molto fa la conoscenza dell'allevatore visto che ha sotto mano ogni giorno ogni singolo comportamento dei suoi animali; e poi è importante l'indice quantitativo di lattazione e la salute generale dell'animale. Altro parametro è il punteggio che viene attribuito dai veterinari sulla base della morfologia del capo e dell'analisi della mammella. Tutti questi "voti" consentono di isolare i capi migliori dagli altri». Questo è il secondo anno di inseminazione artificiale e i risultati già si vedono. «Mi sento di consigliarla e di promuoverla - dice ancora Pompilio – credo che le nuove generazioni di allevatori non possano fare a meno di andare verso questa direzione per migliorare le loro stalle». Qualche critica viene riservata invece al comparto generale, considerato in ritardo di almeno trent'anni se si fa il confronto, ad esempio, alla razza bovina piemontese.

«Rispetto ai bovini ci sono molti meno controlli sui caprini e non è ancora stato disposto un piano di indennità su malattie terribili come la Caev o la paratubercolosi come invece si è fatto per la brucellosi. Il mio allevamento registra negatività da entrambe le malattie ormai da tre anni, ma io sono molto severo sulle norme igieniche degli estranei che entrano in stalla». A Mantova, l'allevatore caprigliese intende proporre un ambizioso progetto: quello di creare gruppi di lavoro con professionisti della filiera caprina per ogni regione in modo da far emergere le eccellenze che già oggi ci sono. Sono piccole realtà e per questo è importante darsi protocolli e regole comuni per arrivare al riconoscimento di un percorso di alta qualità condivisa da "spendere" insieme anche sulla scena europea.

Daniela Peira

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