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Al San Desiderio l’aratro è quello di una volta

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Articolo pubblicato il 30/08/2017 alle ore 15:58.
Al San Desiderio l’aratro è quello di una volta 3
Al San Desiderio l’aratro è quello di una volta

Se c'è un angolo della nostra provincia in cui il tempo sembra essersi fermato in un bucolico fermo immagine, questo sembrerebbe trovarsi in una frazione isolata di Monastero Bormida, nella Langa Astigiana, in Regione San Desiderio in cui sorge l'omonima società agricola e l'agriturismo della famiglia Merlo. Qui, ben tre generazioni di agricoltori più una quarta in erba si prendono cura da oltre settant'anni dei terreni e degli animali ricavando con tanta fatica e sudore della fronte non solo il proprio reddito ma riscoprendo tradizioni e valori di un passato contadino che si voleva dimenticato.

Aratura a trazione animale

Perché qui, ad effettuare l'aratura di una parte dei terreni e dell'orto, è ancora il cavallo. Tecnica ormai abbandonata in agricoltura a favore degli strumenti meccanizzati, nella fattoria dei Merlo la cavalla Ulinne è ancora una delle protagoniste al momento dell'aratura, guidata dalla mano sapiente del capostipite della famiglia, nonno Franco. E' lui, con una vita passata tra i campi e gli allevamenti di buoi e vitelli, la guida della famiglia e ad aver insegnato a figli, nipoti e bis-nipoti a condurre l'animale, il quale docilmente ogni primavera si appresta a tracciare lunghi solchi nel terreno.

«E' un una tecnica che utilizziamo solo per una piccola parte dei nostri terreni – spiega il nipote Danilo Merlo, 25 anni e delegato del gruppo giovani della Coldiretti – questo per non stancare Ulinne, ormai una di famiglia. Con gli aratri moderni buona parte della fatica che facevano i nostri avi è stata dimenticata. Il ricorso al cavallo ci permette però di ricordare il passato, di capire chi eravamo e la strada fatta fino ad oggi ma soprattutto di conservare un attaccamento alle nostre radici».

Una filosofia di famiglia

Una filosofia di vita e un approccio al lavoro agricolo che traspare in ogni momento della filiera e che al momento sta premiando questa famiglia astigiana, che vede coinvolti oltre a nonno Franco anche le famiglie dei figli Aurelio e Piero con i nipoti Danilo, Alice, Elisa e Luca. Tutti impiegati nell'azienda di famiglia. Nonostante il momento di crisi generalizzata, l'azienda San Desiderio è tra le più rinomate del Sud Astigiano, impiega 14 persone e la sua agri-macelleria con punto vendita richiama annualmente centinaia di visitatori anche dalla Liguria per la qualità dei suoi prodotti. Un esempio che sembra dimostrare come l'agricoltura, se fatta bene, possa offrire possibilità di sbocco e futuro anche alle giovani generazioni che non sono così costrette ad emigrare altrove.

«E' un lavoro duro – spiega Danilo – alle volte ci si sveglia prima dell'alba e si resta legati agli animali 365 giorni all'anno. I momenti di pausa o vacanza sono davvero rari e quando arriva il periodo delle incombenze fiscali si suda freddo. Ma sono contento della scelta fatta, così come i miei cugini. Abbiamo la fortuna di lavorare gomito a gomito con membri della nostra famiglia. Si respira un bel clima di complicità ma soprattutto non siamo chiusi in un ufficio tutto il giorno e non siamo stati costretti a lasciare il paese in cui siamo cresciuti».

Il segreto è quindi da ricercare nella passione per questo lavoro ma anche nella lungimiranza e nella serietà con le quali si decide di condurre un'azienda agricola. «Oggi i consumatori sono attenti a quello che acquistano, ricercano un prodotto di qualità. Noi garantiamo la genuinità della filiera sia per quanto riguarda le nostre carni che per i prodotti che coltiviamo. I nostri bovini si nutrono dei mangimi acquistati da aziende astigiane. Cerchiamo di garantire il chilometro zero sotto ogni aspetto e per questo, non appena verrà attivato, presenteremo domanda per essere iscritti nel registro del marchio IGP della Carne di Razza Piemontese». Idee chiare e tanta determinazione negli occhi di questo giovane ragazzo. «Cerchiamo di stare al passo coi tempi ma non disdegniamo la tradizione – spiega Danilo con orgoglio – per la mietitura del grano ricorriamo alle tecniche di una volta, tramandate da mio nonno. Non utilizziamo prodotti chimici. La nostra azienda è aperta al pubblico, per vedere direttamente dal produttore come si arriva al prodotto finito».

Davvero una cartolina d’altri tempi, in cui il lavoro dei campi veniva condiviso e ripartito tra i membri della famiglia e dove ancora si rispettano i tempi cadenzati delle stagioni. 

Lucia Pignari

Tags: agricoltura,Monastero Bormida

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