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Adulti su un pianeta che non abbiamo rovinato noi

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Articolo pubblicato il 15/02/2013 alle ore 12:21.
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Adulti su un pianeta che non abbiamo rovinato noi
Chi oggi frequenta gli ultimi anni delle superiori, nel 2040 probabilmente avrà dei figli adolescenti. Ma non sarà un mondo accogliente in cui crescere la propria famiglia. Ce lo dicono gli studi sul riscaldamento globale in atto, che di qui ai prossimi decenni prevedono profondi mutamenti – in peggio – alle condizioni climatiche che ci troveremo ad affrontare. Innanzitutto le temperature: farà più caldo, sia in termini di temperature medie, fino a 5 gradi in più entro la fi ne del secolo, sia di temperature assolute. Questo significa che gli inverni saranno più caldi, e le estati molto più calde, e le ondate di calore che abbiamo imparato a conoscere in questi anni si moltiplicheranno. In secondo luogo, le precipitazioni. I cambiamenti, che saranno ancora più evidenti nell’area a sud delle Alpi, modificheranno la frequenza e la violenza delle piogge. Il Nord Italia diventerà un’area più arida, ma sarà il Mezzogiorno a subire una drastica riduzione delle risorse idriche. Pioverà sempre di meno, insomma, e con sempre maggior violenza.

Purtroppo, queste sono soltanto le premesse. Il fatto che le temperature aumentino, avrà tutta una serie di gravi conseguenze in termini di disponibilità di cibo e acqua, di movimenti migratori, di diffusione delle malattie, di alterazione della biodiversità. Non è uno scenario particolarmente allegro. Quel che è peggio, quel futuro genitore vivrà in un mondo così inospitale a causa degli errori delle generazioni precedenti alla sua. In poche parole, è come se i ragazzi di oggi ricevessero in eredità un pianeta usato molto male. E la beffa è che saranno anche costretti a pagare caro per tamponare i danni. Il territorio sarà più vulnerabile alle precipitazioni intense, di conseguenza le amministrazioni saranno costrette a spendere una parte consistente dei loro bilanci per prevenire e rimediare ai danni di temporali, trombe d’aria e alluvioni. Il cibo, dalle verdure alla carne, sarà probabilmente molto più costoso e addirittura il pesce sarà divenuto una rarità tale da rendere necessario il bando alla pesca in molte zone.

Purtroppo le cause dei drammatici cambiamenti in atto e di quelli che avverranno sono da ricercare in una storia lunga ormai due secoli, dall’epoca della Rivoluzione Industriale, quando cioè l’economia iniziò a crescere di pari passo con le emissioni di gas serra. Questo non significa che l’uomo di oggi, qualunque età abbia, debba arrendersi al fato e rassegnarsi a un futuro di condizioni climatiche estreme, siccità e carestie. Recenti studi hanno dimostrato che le quantità esistenti di centrali elettriche, veicoli e industrie potrebbero non essere abbastanza per causare cambiamenti climatici davvero catastrofici. Il futuro, in pratica, a oggi è già compromesso. Ma le cose potrebbero andare ancora peggio se il modello di sviluppo rimanesse inalterato. Il problema è che ogni giorno nascono nuove infrastrutture ad alto impatto ambientale, dalle automobili alle dannosissime centrali elettriche a carbone. Soprattutto, si continuano a gettare le basi perché nulla cambi, con cattive abitudini dure a morire.

Iniziative come M’illumino di meno e Earth hour ci ricordano che agire si può e si deve. Se la seconda cadrà il 31 marzo, la prima è in calendario il 15 febbraio, ed è ormai diventato un evento molto seguito a livello nazionale. A lanciarlo i conduttori della celebre trasmissione Caterpillar di Radio 2: l’idea è quella di celebrare una giornata del risparmio energetico, durante la quale sensibilizzare i cittadini a un uso più ragionato delle risorse energetiche, il cui abuso ha portato all’attuale fase di riscaldamento globale. Le adesioni alla campagna di M’illumino di meno sono tantissime, e vengono dal mondo dello sport – con la società dell’Inter a dare il proprio appoggio all’iniziativa – della cultura e della scienza, con personaggi come Claudio Bisio e Luca Mercalli.

Caterpillar ha anche stilato un decalogo delle buone pratiche (sempre, non solo il 15 febbraio) per evitare ogni spreco energetico: sono consigli che possono essere applicati alla vita quotidiana, e se diventassero abitudini diffuse risparmierebbero l’emissione di parecchie tonnellate di anidride carbonica e altri inquinanti in atmosfera. Anche le scuole astigiane prenderanno parte all’iniziativa: il Comune di Asti, che aderisce a M’illumino di meno abbassando le luci sui suoi monumenti, chiederà agli istituti di ridurre l’illuminazione nelle aule e nei corridoi nella mattinata di venerdì.

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