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Acquedotto della Piana, il patto
dei sindaci per progettare il futuro

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Articolo pubblicato il 12/07/2015 alle ore 07:00.
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Roberto Peretti
Un Patto dei Sindaci per rendere più sostenibile l'uso del territorio e catalizzare nuovi fondi europei nell'interesse generale, questo in sintesi il ben più complesso e articolato intento proposto da Roberto Peretti, amministratore delegato dell'Acquedotto della Piana, ai 18 sindaci che rappresentano i comuni consociati nell'ente. Una nuova sfida nell'interesse del territorio e dei cittadini, in sintonia con le nuove direttive comunitarie che vedono il Mayors Adapt (il Patto dei Sindaci) come uno degli strumenti fondanti e basilari della strategia dell'Unione Europea sull'adattamento ai cambiamenti climatici.

«Il piano industriale 2015-2017, preparato dal CDA e approvato dai soci il 6 maggio scorso - spiega Peretti - prevede di avviare un percorso di studio e confronto per la definizione di strategie e azioni in grado di favorire l'instaurarsi di pratiche operative adatte ad un uso sostenibile del territorio. Si tratta di diminuire il consumo di energia, favorire il ricorso ad energia da fonti rinnovabili, rendere più efficienti gli impianti, potenziare l'assetto idrogeologico e nel contempo portare avanti la manutenzione straordinaria del patrimonio edilizio dell'ente, ma il tutto con azioni e progetti capaci di conseguire un utile integrazione tra gli interventi previsti e le opportunità di finanziamento offerte dagli strumenti della nuova programmazione comunitaria 2014-2020 e questo anche per facilitare l'attuazione dei progetti stessi. Simili obiettivi si possono solo realizzare lavorando in sinergia con i Comuni, e il Patto dei Sindaci potrà facilitare il raggiungimento di tali obiettivi».

Se accettata, la delibera di intenti, illustrata all'assemblea dei primi cittadini svoltasi a Cantarana nei giorni scorsi, potrebbe essere il primo passo per l'avvio di questo progetto in cui l'Acquedotto della Piana diventerebbe l'ente facilitatore presso la Comunità Europea per il reperimento di fondi atti alla realizzazione degli interventi. I primi passi saranno la raccolta dati e la predisposizione di un Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile (PAES) e di un piano strategico per lo sviluppo di un'area vasta come è quella dei 18 Comuni soci (aderiscono all'Acquedotto della Piana, oltre a Villanova d'Asti, Antignano, Buttigliera d'Asti, Cantarana, Cellarengo, Celle Enomondo, Cisterna d'Asti, Dusino San Michele, Ferrere, Monale, Montafia, Revigliasco d'Asti, San Damiano d'Asti, San Martino Alfieri, San Paolo Solbrito, Tigliole, Valfenera e Villafranca d'Asti). Un bacino di circa 40 mila abitanti, cui potrebbero aggiungersi anche comuni confinanti non necessariamente facenti parte dell'ente al momento.

Il Patto dei Sindaci non ha tempistiche di adesione o scadenze, per cui ogni comune valuterà per conto proprio l'adesione e il momento in cui effettuarla, anche se ovviamente il treno per arrivare prima a nuovi finanziamenti nell'interesse generale del territorio andrebbe preso per tempo. «Almeno il 20% del bilancio dell'UE per il periodo 2014-2020 - spiega ancora Peretti - sarà speso per le azioni mirate al cambiamento climatico. Gli obblighi di adeguamento sono inclusi in tutti i pertinenti flussi di finanziamento dell'UE, questo per incoraggiare gli enti locali ad integrare le esigenze di adattamento nella loro pianificazione e favorire l'attuazione di politiche e azioni specifiche. Il Patto è il mezzo attraverso il quale realizzare questa integrazione».

In sintesi l'azione principale primaria sarà la condivisione delle possibilità dell'ente e di quelle dei singoli comuni per abbattere i costi di energia nei prossimi anni, partendo da un costo di circa un milione di euro l'anno al momento necessario per estrarre l'acqua e distribuirla a tutti i cittadini, spesso scollinando, su un territorio per niente omogeneo come quello del nord astigiano. Ci sono poi le manutenzioni dei serbatoi, dei depuratori e degli impianti sparsi nei 18 comuni, da realizzarsi nel rispetto di un territorio che è l'ingresso delle terre patrimonio dell'Unesco, punti essenziali da porre alla base di progetti futuri di ecosostenibilità ben più importanti e lungimiranti nell'interesse generale e non solo dei 18 comuni.

Franco Cravero

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