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Abbazia di Vezzolano,
un “gioiello” maltrattato

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Articolo pubblicato il 16/01/2016 alle ore 07:00.
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La facciata dell'Abbazia romanica di Vezzolano, dedicata alla Vergine
«Scusi, andiamo bene di qua per l’abbazia di Vezzolano?» è una delle domande più frequenti che si sentono fare le persone a passeggio per l’Alto Astigiano, nelle zone intorno a Castelnuovo Don Bosco (anche in un raggio di diversi chilometri). Ma, quasi mai, l’automobilista che lo chiede “sta andando bene” per Vezzolano. Questo perchè il gioiello romanico piemontese, che la provincia di Asti ha la fortuna di avere sul suo territorio, è anche uno dei meno e peggio segnalati sulle strade di maggiore traffico che danno accesso alla straordinaria chiesa incastonato nella conca del comune di Albugnano.

Nel tanto parlare di turismo, di valorizzazione, di promozione del territorio, di ponti ideali con i grandi eventi come il bicentenario di Don Bosco e l’Expo, nella fortuna di essere vicini a quella Torino sempre più turistica, per raggiungere l’Abbazia di Vezzolano bisogna intraprendere una vera e propria caccia al tesoro. Forse è una strategia per testare la reale convinzione dei turisti di visitare il monumento astigiano più importante, forse si pensa che ogni automobilista sia dotato di navigatore satellitare, forse si ha la superbia che, vista l’importanza del sito, sia onere di chi lo vuole raggiungere prendere preventivamente tutte le informazioni stradali per arrivarci, sta di fatto che il proliferare di “forestieri” che girano sperduti per le colline circostanti, lontane fino a 10/15 chilometri dall’Abbazia,  evidenzia qualche mancanza logistica nell’accompagnare i visitatori alla loro meta.

Tre sono le principali direttrici dalle quali si può convergere al Vezzolano: provenendo da Asti, da Torino e da Chivasso. Da Asti la prima indicazione è all’uscita del casello Asti Ovest; quella successiva alla rotonda di Villafranca; quella successiva ancora al bivio di Gallareto. E poi più nulla. Dunque, l’ultimo cartello utile è a circa 10 km di distanza fra colline, borghi, deviazioni, incroci, rotonde a gogò. Tenendo conto che, finalmente, è stato tolto quello “pericoloso” a valle della frazione Mondonio, alle porte di Castelnuovo, che faceva passare il traffico da Pino d’Asti, nelle strette vie del borgo storico. Niente da dire per le auto, ma dopo l’incastro di qualche autobus turistico, si è pensato finalmente di eliminare quell’indicazione. Va peggio a chi arriva da Asti attraverso la Valrilate, perché lì di cartelli non se ne incontra nemmeno uno sulla direzione giusta mentre un cartello a Gallareto esiste solo per chi arriva da Aramengo. Dunque, sullo stesso incrocio, l’indicazione è solo da una direzione e non da entrambe. Ma le stranezze non finiscono qui.

Il punto di afflusso maggiore è sicuramente l’uscita dall’autostrada Torino-Piacenza al casello di Villanova, quella più prossima e naturale per chi arriva da Torino. Ebbene, non c’è un solo cartello, dal casello fino a Buttigliera, che indichi la giusta direzione: né all’uscita, né alla grande rotonda di Riva presso Chieri. Solo uno alla prima rotonda di Buttigliera, quella che porta alla bretella ma poi nelle due successive rotondine nessuna presenza e neppure in quella, importantissima, di fronte al supermercato Magnone. E’ lì che si sceglie di andare al Colle Don Bosco e, dalla parte opposta all’Abbazia, eppure un cartello compare solo alla rotonda successiva, quella cosiddetta del Maione, alla quale però, a questo punto  si arriva esclusivamente per fortuna.

Non parliamo poi di indicazioni dal Colle Don Bosco (segnalato benissimo da ogni strada di accesso) a Vezzolano: quota zero.
Stesso discorso per quanto riguarda chi arriva da Torino ma per strada statale: né in uscita da corso Casale, né a Pino Torinese, né al “Murè” di Chieri e poi, via via, da Andezeno, Arignano, Mombello hanno messo indicazioni per indirizzare all’abbazia. Stesso discorso per chi esce a Chivasso dalla Torino-Milano: basterebbe scollinare per arrivare a Vezzolano ma non trova indicazioni utili.

Ma, se la buona stella riesce a guidare qualche visitatore fino a Castelnuovo, nulla potrà impedire che si perda e si scoraggi, perchè nel paese ai piedi della lunga salita che porta ad Albugnano e quindi a Vezzolano, l’unico cartello presente è quello all’inizio di piazza Dante, ma solo per chi arriva dalla circonvallazione (quindi arriva dalla parte sbagliata) e manda gli ignari automobilisti verso il centro del paese, dunque verso un luogo dal quale non si arriva a Vezzolano se non passando per stradine e scorciatoie conosciute solo dagli indigeni. L’unica altra “mezza indicazione” è all’incrocio della Croce, all’attacco della salitona, in cui compare il cartello per Vezzolano (e non per l’Abbazia, ma solo per la frazione di Albugnano).

Fra i primi a segnalare queste anomalie nella segnaletica stradale sicuramente si annovera Giuseppe Fassino, operatore turistico e promotore del territorio dell’Alto Astigiano. «Ma è mai possibile che non si possano realizzare tre o quattro cartelloni, di quelli grandi, anche sponsorizzati, con l’icona dell’Abbazia di Vezzolano da piazzare sulle autostrade in prossimità dei caselli di Chivasso, Villanova ed Asti Ovest e sulle altre strade di maggiore traffico? L’Abbazia di Vezzolano è un gioiello che meriterebbe ben altra attenzione. Basterebbe andare in qualunque altro Paese europeo per vedere come si ingegnano per invogliare i turisti, anche solo quelli di passaggio, a visitare i loro monumenti accompagnandoli quasi per mano dalle autostrade al sagrato delle chiese».

Le più moderne tecniche di promozione dei territori non parlano più di vacanze, ma di “esperienze” che sono tanto più apprezzate quanto più piacevoli sono i ricordi che abbiamo dei posti che visitiamo. Che tipo di esperienza e di ritorno possiamo avere da chi si sente perso fra le colline, si arrabbia per la benzina e il tempo consumati, si affanna alla ricerca di qualche buona anima per strada cui chiedere informazioni?

Daniela Peira

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