Costigliole e Valtiglione

A Costigliole il primo Museo dell'Alpino

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Articolo pubblicato il 12/05/2016 alle ore 10:51.
(immagine di repertorio)
(immagine di repertorio)

E’ un viaggio nella storia quello che regalano Renato Grimaldi ed Enrico Trinchero che a Costigliole hanno fondato il primo Museo dell’Alpino e del Combattente Piemontese. La collezione, frutto di oltre vent’anni di ricerche e scambi, è al momento ospitata al primo piano dell’ala ristrutturata di una graziosa cascina, immersa nel verde e posta sul crinale della collina che domina la valle e il paese sottostante. Ad accogliere il visitatore è lo stesso Enrico Trinchero, proprietario della cascina, che qui custodisce i suoi tesori raccolti insieme all’amico Renato di Calosso.

Al momento la collezione non è completa perché alcuni pezzi sono confluiti della mostra sugli Alpini allestita al palazzo dell’Enofila di corso Felice Cavallotti ad Asti ma resta in ogni caso impressionante il numero di reperti conservati dietro le teche di vetro. Elmetti, fucili e divise originali di Alpini della Prima e Seconda Guerra Mondiale fanno mostra di sé sui manichini, perfettamente conservate e sopravvissute al Ventunesimo Secolo, mentre alle pareti vecchie fotografie di giovani ragazzi poco più che ventenni in divisa con il berretto dalla penna nera sorridono da un’epoca lontana. A parlarci di loro e delle loro vite le loro stesse lettere che Enrico e Renato hanno trovato nei bauli e nei cassetti di comò dimenticati nelle soffitte di amici e parenti. Renato non ricorda neppure più quando è nata questa passione.

«Che io ricordi –dice – l’ho sempre avuta. Ho sempre amato acquistare pezzi originali che raccontassero la storia dei nostri ragazzi partiti per il fronte e col tempo mi sono reso conto che con tutto il materiale raccolto avrei potuto aprire un museo. Solo, non avevo lo spazio». Arriva in suo soccorso l’amico Enrico che mette a disposizione la sua cascina. «Ho cominciato nel ’96 – ci spiega - La prima collezione fu quella delle medaglie dei Raduni degli Alpini. Poi cominciai ad appassionarmi alle divise, era stimolante quando ai mercatini trovavo una giacca e poi magari un berretto, gli stivali e da un’altra parte il fucile e i pantaloni. Il gioco stava nel ricomporre la divisa completa». Tanto che nel giro di un paio d’anni arriva a comporre, tra le varie, una divisa da Caporal Maggiore Alpino del ’35, la divisa di un Alpino coloniale color kaki degli anni Trenta e quella di un Sottotenente Alpino in assetto da marcia del ’40.

Come ci spiegano il segreto del bravo collezionismo sta nella dedizione, nella pazienza e soprattutto nel passaparola tra parenti e amici. «Alcuni dei pezzi ci sono stati donati da conoscenti che volevano disfarsene – racconta Renato - Per altri invece è stato necessario l’acquisto, attraverso antiquari o nei vari mercatini». Tanto che i due arrivano a possedere una serie originale di telefoni da campo e due mitragliatrici della Seconda Guerra Mondiale. Una FIAT 1935 e una Breda 1937, entrambe donate a scopo museale dal Polo di mantenimento Armamento Leggero di Terni. I proiettili, i resti di alcuni ordigni esplosivi e una branda porta feriti hanno invece un’altra storia. «Questi pezzi li ho acquistati sull’altopiano di Asiago – spiega Enrico – Lì puoi trovare delle figure, detti “recuperanti” che per lavoro cercano e disotterrano col metaldetector questi reperti come resti di fucili, elmetti, proiettili o borracce della Prima Guerra Mondiale. All’inizio lo facevano per portare i materiali in fonderia ma adesso hanno capito che è più proficuo vendere gli oggetti ai turisti o ai collezionisti. C’è un mercato pazzesco». Il museo dell’Alpino di Costigliole è visitabile su prenotazione al numero: 347/9033863.

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