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A Canelli la marcia di protesta di 500 macedoni

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Articolo pubblicato il 17/03/2017 alle ore 20:34.
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A Canelli la marcia di protesta di 500 macedoni

Erano  quasi 500 i macedoni che, bandiere alla mano e inno nazionale sulle labbra, sono scesi in piazza giovedì sera a Canelli. Una protesta di pancia, organizzata dall’associazione culturale Ponte di Pietra che ha raccolto gli immigrati balcanici, molti con cittadinanza italiana, e provenienti dai comuni di tutta la Valle Belbo. Solo nella capitale delle Bollicine si contano più di mille residenti. Motivo della manifestazione? Come spiega Ilona Zaharieva, quello di «realizzare una protesta simbolica e di vicinanza al nostro paese d’origine, la Macedonia, che sta attraversando uno dei momento più difficili della sua storia repubblicana».

Da mesi il Paese non ha un governo e intanto alcuni  partiti di maggioranza in seno al parlamento fomentano divisioni etniche e un’instabilità politica. Una polveriera quindi pronta a esplodere che come sempre nei Balcani ha radici antiche. Un paese come la Macedonia dalle molte etnie e ceppi linguistici in cui la maggioranza della popolazione è macedone e convive con una componente albanese, serba, aromana, turca, rom e bosniaca. Ora la minoranza albanese attraverso i suoi rappresentati in parlamento sta chiedendo di veder riconosciuta come lingua ufficiale, oltre al macedone, anche il proprio idioma. Un’operazione questa che per alcuni analisti potrebbe nascondere ben più pericolose mire secessioniste. Questa prospettiva sarebbe inaccettabile per i macedoni.

In patria si susseguono le manifestazioni di piazza ma anche all’estero. Dopo Ginevra, Londra e Madrid anche in Italia la diaspora macedone fa sentire la sua voce. Non in una grande città, ma a Canelli dove per il nostro Paese è presente la comunità più significativa. Nel corso della manifestazione di giovedì sera non si è difeso un particolare colore politico. Ciò che i quasi 500 manifestanti hanno espresso è stato il desiderio di avere un governo stabile e un paese unito.

«Non vogliamo altre spaccature, basta divisioni etniche – spiega Ilona Zaharieva – Il nostro Paese ha una storia e una cultura ricchissima proprio grazie alla diversità. Dobbiamo riuscire a superare le difficoltà restando uniti». Intanto però la comunità internazionale comincia a guardare con preoccupazione la Macedonia, temendo una nuova guerra civile in un’area sempre più strategica e delicata per gli interessi della geopolitica nell’Est Europa.

Lucia Pignari

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