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Valle Bormida, ora il pronto soccorso
più vicino è Asti o Novi

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Articolo pubblicato il 01/12/2014 alle ore 07:00.
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(foto di repertorio)
I sindaci della Valle Bormida sono scesi in campo, e su più fronti, per difendere la sanità e il diritto alla salute dei propri concittadini. Non solo la Langa Astigiana si sta muovendo con raccolte firme e appelli alla Regione per salvare i reparti dell'Ospedale Cardinal Massaja di Asti, finiti sotto la scure dei tagli regionali, adesso anche il DEA (Dipartimento Emergenza Accettazione) dell'Ospedale Mons. Giovanni Galliano di Acqui Terme è tra le priorità da difendere.

Non bastava infatti che nel giugno scorso venisse chiuso il Punto Nascita di Acqui. Con il declassamento dell'ospedale acquese voluto dal nuovo piano sanitario regionale, il Dea che prima offriva interventi diagnostico terapeutici di emergenza sarà ora declassato a Pronto Soccorso semplice mentre il reparto di cardiologia verrà chiuso. Così come è stato per le nascite, anche le emergenze saranno dirottate su Asti, Alessandria e Novi Ligure. «E' inaccettabile, è chiaro che a Torino non hanno la minima idea della conformazione del nostro territorio e dei tempi di percorrenza delle nostre strade» dichiarano all'unisono i sindaci dell'Unione Montana, facendo presente che in media per spostarsi verso Asti o Alessandria si impiega in media un'oretta ma lungo strade tortuose.

Se la chiusura del Punto Nascita di Acqui aveva impensierito gli amministratori, il declassamento del DEA fa scattare il campanello d'allarme. «La chiusura del Punto Nascite è stato un colpo, era pur sempre un punto d'appoggio vicino, a 20 chilometri. Ma se anche possiamo sopportare la chiusura del reparto maternità – commenta Pierangela Tealdo, sindaco di Vesime – l'idea di perdere il DEA è impensabile. Come farà un infartuato a raggiungere in tempo Alessandria?». Si è dello stesso avviso anche a Roccaverano e a Monastero Bormida. Fabio Vergellato, sindaco di Roccaverano si dice affranto: «Declassano Acqui Terme, tolgono reparti al Cardinal Massaja e non toccano gli ospedali di Alessandria e Novi Ligure che tra loro distano meno di venti chilometri. In compenso qui si lascia scoperta un'intera area. Queste scelte davvero non le capisco».

A fare rabbia, il fatto che sull'ospedale acquese gravita un'utenza stimata intorno ai 70 mila cittadini provenienti dall'Alessandrino ma anche del sud della provincia di Asti, cioè dalla Valle Bormida, da Nizza e Canelli. «Finiremo per congestionare l'ospedale di Alessandria perché anche se siamo astigiani, come strade e trasporti pubblici siamo più comodi a spostarci verso l'Alessandrino» spiega Ambrogio Spiota sindaco di Monastero mentre la collega di Vesime aggiunge: «Sono molto preoccupata. Promettono di dotarci di ambulanze attrezzate ma non hanno idea delle strade impervie che percorrono i nostri bricchi. E lo stesso elisoccorso ha i suoi limiti perché di notte e col vento non viaggia». Stefano Reggio, sindaco di Bubbio, considera tetro: «ci stanno rendendo la vita impossibile. E' chiaro che i giovani scelgono di abbandonare le nostre valli». Intanto, il sindaco di Acqui Terme Enrico Bertero ha indetto per sabato un incontro in Municipio con tutti i sindaci dei comuni che gravitano sul Galliano, tra i quali anche gli astigiani. Lo scopo, quello di unire gli intenti e di far sentire la propria voce a Torino.

Lucia Pignari

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