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Un’associazione riunisce i produttori di Ruché

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Articolo pubblicato il 03/12/2015 alle ore 07:00.
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Luca Ferraris
Ruché ha un nuovo punto di riferimento per tutti i produttori della piccola Docg, la più piccola di tutto il territorio regionale. Si tratta dell'associazione costituita pochi giorni fa, fondata da nove cantine ma il cui numero è destinato a più che raddoppiare e raggiungere la ventina già nel volgere di pochi giorni, grazie alle adesioni già formalmente raccolte tra le varie cantine. Alla sua presidenza è stato indicato il produttore castagnolese Luca Ferraris che ha come vice Marcello Maggiora, presidente della cantina sociale del paese patria di questo rosso che tuttavia viene prodotto anche nei confinanti territori dei comuni di Montemagno, Viarigi, Refrancore, Portacomaro, Grana e Scurzolengo.

L'Associazione produttori del Ruché di Castagnole Monferrato, con le annunciate adesioni, dovrebbe così rappresentare il 70% dell'intera produzione. «Non è una novità assoluta visto che il gruppo di produttori aveva già lavorato in modo sinergico ed ora continuerà a farlo sotto i crismi dell'ufficialità - interviene il neo presidente Ferraris - peraltro l'associazione si occuperà, oltre che della gestione del disciplinare della Docg, della valorizzazione e promozione del Ruchè legandola fortemente a quella del territorio in cui nasce». L'associazione giunge a quindici anni dall'ingresso della denominazione all'interno del Consorzio Barbera d'Asti e Vini del Monferrato, in seno al quale lo stesso Ferraris è consigliere delegato.

Certamente a dare impulso ai produttori è il momento particolarmente positivo che sta attraversando il Ruchè, che assieme alla Barbera d'Asti è l'unica altra Docg rossa che si conta sul territorio provinciale. Infatti i numeri relativi alle proiezioni dell'ultima vendemmia indicano che verranno prodotte 700 mila bottiglie, con ulteriore incremento di 10 mila rispetto al record fatto segnare nel 2014. Parallelamente cresce pure la superficie vitata che ha ormai raggiunto i 160 ettari, con un ulteriore incremento di 24 ettari. Numeri importanti se si considera che solo nel 2000 se ne contavano appena alcune decine. A trainare il Ruché è la domanda aumentata soprattutto da oltre confine. Come precisa Luca Ferraris: «se una decina d'anni fa, pur con numeri complessivamente inferiori, il 90% del mercato era rappresentato dal consumo interno, ora quello straniero è più che triplicato, raggiungendo ormai il 35%. Quindi, in Italia il mercato è stabile, mentre è esponenzialmente cresciuto l'export».

E proprio alla promozione internazionale guarda la neonata associazione. D'intesa col Consorzio Barbera, nei prossimi giorni, verrà accolta una delegazione di giornalisti statunitensi. Ma il Ruché già quest'anno ha avuto vetrine in Danimarca, Norvegia e Praga. «Nel 2016 punteremo ancora al Nord Europa ed alla Svizzera, pronti allo sbarco negli Usa», anticipa Ferraris.

Maurizio Sala

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