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Un monologo sulla vita di Marie

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Articolo pubblicato il 04/02/2015 alle ore 15:00.
Un monologo sulla vita di Marie
Quando mi è stata proposta la visione dello spettacolo "Il tunnel (la storia di Marie)", non sapevo cosa aspettarmi. Da una parte sapevo che sarebbe stato triste, dall'altra temevo che sarebbe stato noioso. E' stato con questa certezza e questo timore che mi sono recato all'Arcoscenico.
Appena seduto mi sono concentrato sulla scenografia veramente minimal: una scrivania, un attaccapanni e una toilette da camera. Poi le luci si sono spente e una musica al tempo stesso dolce e triste ha iniziato a risuonare delicata (la mia prima presupposizione sembrava giusta).

Sul palco sale Marie, o per meglio dire Monica Mana, una giovane e brillante attrice iscritta al Liceo classico V.Alfieri di Asti. A questo punto ho capito che avrei visto un monologo. La cosa non mi entusiasmava, ma non bisogna mai giudicare dalle apparenze. Lo spettacolo inizia e io vengo trasportato nella vita di Marie, giorno per giorno, per alcuni anni della sua vita, quegli anni che hanno visto il passaggio tra la normalità, le leggi razziali e infine i campi di concentramento e di sterminio.

E il tempo vola e non me ne rendo conto perché la bravura di Monica e incredibile, il testo di Sergio Danzi ammaliante e melodioso tanto da sfiorare la poesia, e io sono lì, sulla mia sedia, con sulle spalle una cultura che mi impone il finale, che mi sussurra malevola che già so come andrà a finire, ma lì sulla mia sedia non la voglio ascoltare, non posso, perché la speranza di un finale diverso non mi abbandona e resto immobile ad aspettare, pendendo dalle labbra di Marie, fino alla fine, quando, come colpito da un pugno rimango fermo, incapace di reagire. Poi mi alzo ancora scosso e mi dico: non è stato noioso, ma profondo e travolgente.

Denis Busuioc

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