Eventi e Weekend
Asti

Un caffè con… Mario Calabresi

Stampa Home
Articolo pubblicato il 03/01/2016 alle ore 09:30.
Un caffè con… Mario Calabresi
Quale può essere il legame tra l’Africa e Mario Calabresi? Per il caffè di questa settimana sono andata a scoprirlo all’evento: “Diventare medici con l’Africa”, titolo dell’incontro a cui partecipa in veste di coordinatore Mario Calabresi. Presenta il progetto che, grazie al contributo della Fondazione CRT, consente di vivere un periodo di quattro settimane a ben 108 laureandi in medicina.
Questi ragazzi determinati andranno in Angola, Etiopia, Mozambico, Tanzania, Sierra Leone, Sud Sudan e Uganda. In ospedali, nei piccoli centri di salute, nei villaggi, nelle università per offrire aiuto e servizio.
Un progetto che si propone la diffusione dei valori di giustizia ed equità in salute con l’obiettivo di formare professionisti in un mondo interconnesso. Mentre conduce la presentazione, il Direttore de La Stampa appare particolarmente coinvolto e non solo per la nobiltà dell’argomento. Ascolta con attenzione le testimonianze dei giovani medici che sono rientrati dall’Africa e raccontano un’esperienza intensa non scevra da difficoltà e momenti in cui hanno dovuto mettere in discussione se stessi.
Dopo l’incontro mi avvicino. Lui, si versa un bicchiere d’acqua e si siede di fianco a me, in disparte dal pubblico che ancora affolla il Salone dove Medici con l’Africa Cuamm e Fondazione Crt hanno organizzato l’evento. Gli chiedo subito conto di quel coinvolgimento che mi è parso facesse capolino tra le sue parole.

Una lista nozze non convenzionale
E’ vero. E’ perché ho avuto due zii, la sorella maggiore di mia madre e suo marito, che quando avevano circa 26 anni ed erano due medici specializzandi, decisero di partire insieme per l’Africa. Quando lo fecero, si erano appena sposati”.
Legata a questa storia di famiglia c’è una curiosità. Stiamo parlando degli anni ’70, periodo in cui non deve essere apparso così consueto proporre a parenti e amici una lista nozze alternativa come quella dei due giovani sposini. Ma probabilmente non lo sarebbe nemmeno ai giorni nostri.
Nella loro lista nozze c’era tutto quello che serviva per aprire un piccolo reparto maternità in un luogo dove non c’era nulla in Uganda. Questa storia mi ha affascinato tantissimo e ne ho fatto un pezzo importante del mio libro che si chiama “Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa”. Per scriverlo sono andato in Africa e ho incontrato molti ragazzi italiani che stavano facendo il loro “periodo africano” e sono rimasto conquistato da quanto è bella questa esperienza. Quando sono tornato l’ho raccontata a Massimo Lapucci, Segretario Generale di Fondazione CRT, e si vede che l’ho contagiato perché ha deciso di sostenere 108 borse di studio per mandare ragazzi piemontesi a fare esperienza negli ospedali africani.

Il coraggio come tema ricorrente
Se avete letto alcuni dei libri che ha scritto Mario Calabresi, avrete chiaro di come il coraggio sia un tema ricorrente. Gli chiedo perché lui senta il bisogno di parlare spesso del coraggio e delle sue declinazioni.
Perché penso sia fondamentale oggi avere coraggio. Ce ne vuole soprattutto in un momento in cui tanti, troppi, ripetono che non c’è futuro, che viviamo in un Paese da buttare via, che fa schifo e ti dicono di lasciare perdere. Non si può lasciare perdere e bisogna andare avanti. Penso che ci voglia coraggio per tapparsi le orecchie e non ascoltare chi ti parla di cose negative e provare a fare delle scommesse sul futuro.
Inseguire i propri sogni, ma non solo. Mario Calabresi precisa: “Il coraggio ci vuole anche nel fare le cose per bene ogni giorno”.   
Pensando a questi giovani medici che le cose tentano sul serio di farle per bene e che al contempo inseguono un sogno molto concreto, che quando si realizza ha a che fare con il bene comune, mi viene naturale chiedere al direttore se può considerare realizzati i suoi sogni.

Sognando l’America
Io avevo il sogno di fare il giornalista e l’ho realizzato. Non sognavo di fare il direttore, cioè non era nelle cose che sognavo da ragazzo o da studente. Ma soprattutto quello che ho sempre sognato era seguire una campagna elettorale americana. Avevo visto in tv le elezioni del 1984 e rimanendone incuriosito ho iniziato a collezionare ritagli di giornale.
Mi sono poi fatto una grande biblioteca di libri sulle elezioni americane. Poi nel 2008, 24 anni dopo l’inizio di questo sogno, l’ho realizzato seguendo la campagna che portò Barack Obama a diventare Presidente degli Stati Uniti”.
Mario Calabresi prosegue il racconto di come si è realizzato il suo sogno dicendomi che ha girato l’America in lungo e in largo seguendo le elezioni e che forse, quella è stata l’esperienza giornalistica più bella che ha fatto. Ha imparato così che quando le cose le si desidera tanto e si è tenaci nel tentativo di raggiungerle, quando poi si conquistano hanno un sapore diverso, regalandoti una soddisfazione infinitamente più grande.

Un nuovo giornale, una nuova sfida
Mario Calabresi è stato direttore de La Stampa fino al 31 dicembre 2015, dal 2016 passerà alla direzione di Repubblica. Sorridendo commenta me che glielo rammento così: “Dopo il 31 dicembre seguiranno 14 giorni in cui non sarò direttore, cosa che non mi capita da un sacco di tempo!”
Cosa lascia a Torino Mario Calabresi?
Sono contento di lasciare un giornale in salute, che tiene le sue copie cartacee, che è cresciuto tantissimo nel digitale e che ha tanti bei progetti da sviluppare, che ha un bilancio in attivo, oggi cosa rarissima nei giornali. Per me è stata una grande esperienza, in un giornale che ho amato tantissimo. La cosa che più ho amato e che mi spingerà a fare avanti e indietro con Torino, è questa Regione.
Parlando di questo suo affetto per il Piemonte, richiama le radici e intuisco che forse hanno una responsabilità importante nel trattenerlo qui.
E’ la Regione di mia madre che è nata a Torino e mia nonna era di Montà d’Alba. Io ho amato tantissimo questo territorio perché è veramente un territorio serio e per bene”.
Ad attenderlo dietro l’angolo c’è una nuova avventura. Come tutte le nuove avventure che si rispettino, non è dato sapere cosa potrà riservare il futuro, si conosce giusto il contenuto del lo zaino con cui si parte ma poi, una volta arrivati alla meta comincerà un altro viaggio, quello vero, fatto di quotidianità e impegno. Mi piacerebbe sapere con quali emozioni va incontro a questa nuova sfida.
E’ una sfida tutta da fare. Sono un po’ spaventato nel senso che non è una sfida facile. Si tratta di un giornale complesso, da ripensare… però è una sfida da affrontare.
Una sfida di quelle su cui vale la pena scommettere con coraggio, giusto?
Certo!”.

Alessia Conti

Cronaca

Attualità

Salute e Green

Economia e lavoro

Eventi e Weekend

Sport