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Storia di Akbil, da clandestino a negoziante

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Articolo pubblicato il 03/12/2014 alle ore 15:51.
Storia di Akbil, da clandestino a negoziante
Una lacrima scorre sul volto di Akbil mentre mi racconta la sua storia molto toccante. Guerre civili, bombardamenti, morte e devastazione hanno per sempre segnato la sua vita, in modo indelebile, tanto che a volte, mi confida, le immagini di quei terribili momenti gli piombano davanti agli occhi nel pieno della notte. «Sono fuggito dall'Egitto ormai 10 anni fa e sono venuto in Italia su un barcone. Non avevo nulla da perdere, mi sono detto; tanto sapevo che se fossi rimasto là sarei morto, proprio come mio fratello».

In fondo era ancora un ragazzo imberbe quando a 20 anni ha deciso di intraprendere una scelta così ardua, ma la fortuna ha arriso anche a lui: «Ora vivo a Torino, mi sono trovato un appartamento e gestisco un minimarket e il ricordo della mia adolescenza in quei posti sta svanendo. In Italia mi trovo bene e ho incontrato un bel po' di miei connazionali». Ma non è tutto oro quel che luccica; infatti Akbil prima di acquistare il suo negozio, è dovuto scappare da Lampedusa, prima tappa del suo viaggio nel Belpaese, passare un lunghissimo anno tra le strade di Napoli a vivere di accattonaggio e infine si è rimboccato le maniche, si è regolarizzato con i documenti per poi andare a Torino, assieme ad altri amici con cui ha compiuto il viaggio attraverso il Mediterraneo.

Qui l'episodio che più gli ha fatto traboccare il cuore di gioia, «sentimento che avevo provato poche volte fino a quel momento...» Sentenzia Akbil con una vena di felice malinconia. Dopo essere stato assunto nel piccolo supermercato, il suo precedente proprietario, senza figli, ha deciso di donarlo a lui in quanto dipendente più solerte e fidato. «E io per ringraziarlo ogni settimana mi reco al cimitero con un mazzolino di fiori per lui, devo tutto alla sua bontà». Ora oltre al lavoro ha anche una moglie italiana, meglio di così! Grazie a storie come questa possiamo noi tutti cittadini evincere che l'Italia vuole dire un forte no al razzismo.

Marco Alpan

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