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Sacerdote astigiano nella Siria martoriata

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Articolo pubblicato il 21/11/2016 alle ore 09:01.
Sacerdote astigiano nella Siria martoriata 3
Don Montanaro, un sacerdote astigiano nella Siria martoriata

Alla fine il visto che lo avrebbe condotto a Damasco, in Siria, è arrivato. E Don Mario Montanaro, 48 anni, parroco di Cairo Montenotte ma nicese di origine, non ha dovuto pensarci due volte. Il 10 novembre scorso è partito per uno dei fronti più caldi del conflitto siriano, in attesa di raggiungere Aleppo. Un viaggio nell'inferno della guerra che Don Mario ha voluto intraprendere per portare conforto e aiuto alle popolazioni martoriate della bombe, ma soprattutto, come spiega in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, «per portare un fiore su una tomba». Il gesto è simbolico, perché la tomba non c'è.

E' idealmente quella di tutti i bambini che quotidianamente vengono massacrati dai raid aerei o che perdono la vita nel Mediterraneo, quando i gommoni stracarichi di disperati affondano nell'indifferenza internazionale. In Italia Don Mario ha lasciato due comunità in pena per lui, quella di Cairo e quella astigiana di Incisa (dove è stato parroco per tre anni) e di Nizza (dove è nato e cresciuto).

A Incisa Scapaccino, lo aspettano con il cuore in gola il fratello Claudio, anche lui parroco, e gli anziani genitori. «Sapevamo che coltivava da tempo il desiderio di andare in Siria. Ovviamente siamo preoccupati ma sappiamo anche che sta rispondendo a una chiamata del cuore. Vuole portare aiuto ed essere un tramite per dare voce agli “ultimi”, a chi sta soffrendo e morendo per una guerra assurda» spiega il fratello, Don Claudio. Intanto la testimonianza che Don Mario trasmette sulla sua pagina Facebook racconta di distruzione, morte ma, incredibilmente, anche di speranza. Perché a Damasco ci si sveglia sotto le bombe e poco importa il colore della pelle o i simboli della propria religione. Cristiani, musulmani ed ebrei si raccolgono nella chiesa del convento francescano per pregare oppure anche solo per cercare conforto, sedendo accanto a chi vive nella stessa paura.

«Sono qui anche per chi non è cristiano, per chi non crede, ma, come me, vuole essere qui a urlare la propria impotenza, la propria frustrazione e vuole piangere le stesse mie lacrime di dolore. Vorrei non essere solo, e che questo gesto da piccolo e insignificante potesse diventare grande e forte da arrivare come un pugno nello stomaco a coloro che hanno delle responsabilità e potrebbero mettere fine a questo macello»scrive ancora Don Mario. Il sacerdote astigiano da tempo ha aderito al progetto internazionale “Gemellaggio Solidale” della Caritas, partecipando all'accoglienza dei profughi in un campo in Grecia. 

Qui, è entrato in contatto con le sofferenze del popolo siriano, maturando il desiderio «di guardare in faccia il male alla sua radice» e di partire per la Siria. Attraverso la diocesi di Acqui Terme sono stati presi i contatti con il vescovo di Aleppo, ospite in Libano, al fine di ottenere i visti necessari. A breve Don Mario partirà per la città bombardata dove si tratterrà fino alla fine di novembre. Intanto, mentre scriviamo, continuano a piovere le bombe. Ieri (giovedì) ad Aleppo è stato bombardato un ospedale pediatrico. Papa Francesco implora di «risparmiare le vittime innocenti» ma purtroppo, finora, questo appello è rimasto inascoltato.

Lucia Pignari

Tags: don mario montanaro,Siria,asti

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