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Recupero dell’area ex Riccadonna,
risanamento o cattedrale nel deserto?

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Articolo pubblicato il 26/02/2016 alle ore 11:00.
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La storica torre dello stabilimento Riccadonna
Palazzine di nuovi alloggi, uffici, spazi commerciali, aree verdi e nuove strade che modificheranno sensibilmente l’assetto urbanistico e la viabilità cittadina. Il piano di riqualificazione in fase di approvazione che interesserà l’area dell’ex Riccadonna in viale Libertà ha tenuto banco in questi giorni nei discorsi dei canellesi, ovviamente dividendo gli interlocutori tra favorevoli e contrari. Tra i cittadini che si dicono a favore del nuovo progetto di riqualificazione approvato dalla Giunta Gabusi attraverso un Piano Esecutivo Convenzionato, vi è chi plaude alla bonifica di un’area industriale da tempo dimenticata nel cuore del centro urbano.

Inaspettatamente, tra chi rilascia commenti favorevoli vi è Massimo D’Assaro, consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle, gruppo che in consiglio ha dato filo da torcere all’amministrazione cittadina. «Questo perché non esprimiamo pareri contrari a prescindere – spiega Massimo D’Assaro – Quella fatta dall’amministrazione è una buona convenzione perché in questo modo il Comune approva un progetto di riqualificazione da parte di un privato di un’area lasciata in un profondo degrado. Questo significa che rinunciando ad una parte degli oneri di urbanizzazione la città otterrà alcune opere pubbliche, come la rotonda in via Cassinasco, una nuova strada che taglia l’area e consente di collegare via dei Prati a via Riccadonna, oltre che a un’area verde. E’ un buon compromesso».

Questo, riferendosi all’impegno del privato che ha stretto la convenzione col Comune di realizzare la rotonda a un anno dalla stipula della convenzione e la bonifica dell’intera area entro i due anni. Il progetto però non ha suscitato solo commenti entusiastici. Resta chi rimane perplesso di fronte alla capacità abitativa delle palazzine, che dovrebbero consentire di ospitare 675 abitanti. Chi dà voce a questi dubbi è Fausto Fogliati, ex consigliere comunale in carica nel 2014, quando fu approvata la variante al piano regolatore, il quale osserva: «Senza entrare troppo nelle decisioni di investimento di un privato, che legittimamente può fare quel che vuole, resta il dubbio sulla capacità di programmazione dell’amministrazione che ha approvato questa convenzione. Mi sembra difficile che oltre 600 persone decidano di trasferirsi a Canelli, in questo momento storico, in cui la città ha poco da offrire in termini di servizi.  A lavori ultimati avremo sì un’area ripulita ma vuota, una cattedrale nel deserto. Se, invece, mi sbagliassi e quel quartiere si popolasse di residenti e negozi temo che su una realtà come quella di Canelli l’asse della città si sposterebbe dall’attuale centro a viale Italia».

Alessandro Negro, consigliere di Canelli Viva, aggiunge: «Otteniamo opere pubbliche e questo è positivo. Mi chiedo però se  non si potesse ottenere di più – e aggiunge – temo che questo nuovo borgo che si verrà a creare diventi una città nella città, chiuso da mura invalicabili».

Lucia Pignari

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