4 spassi insieme

Più diritti per i papà
ma non come in Svezia

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Articolo pubblicato il 03/12/2012 alle ore 14:25.
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Più diritti per i papàma non come in Svezia
Quando si parla di "pari opportunità" tra i genitori l'Italia è abbastanza messa maluccio. I padri, per troppo tempo, sono stati visti come semplice appendice del ménage familiare forse perché più occupati a "portare i soldi in casa" che a fare i genitori. Poi, con il passare del tempo, il ruolo del papà è stato di gran lunga rivalutato perché ha saputo ritagliarsi i propri spazi nel rapporto con i figli. Un bambino ha bisogno tanto della mamma quanto del papà ma per lo Stato italiano i genitori hanno ancora ruoli non interscambiabili, così come diversi sono i diritti di cui godono quando arriva un nuovo membro della famiglia.

Un piccolo passo in avanti è stato fatto con la legge 92 del 28 giugno 2012. La Provincia di Asti, attraverso la Consigliere di parità Chiara Cerrato, ha predisposto un libretto riassuntivo delle novità introdotte dalla legge 92, un utile vademecum destinato in primis a mamma e papà ma anche a tutti i cittadini che ne vogliono sapere di più. Il sostegno alla genitorialità della legge comporta l’obbligo per il padre lavoratore dipendente di astenersi dal lavoro per 1 giorno (sì, avete letto bene, 24 ore) entro i primi 5 mesi di vita del bambino. In questo caso al padre lavoratore viene riconosciuta un’indennità pari al 100% della retribuzione. Inoltre lo stesso può astenersi, entro i primi 5 mesi dalla nascita del figlio, per altri 2 giorni anche non continuativi ma «previo accordo con la madre e in sua sostituzione, in relazione al periodo di astensione obbligatorio spettante a quest’ultima». Anche in questi giorni l’indennità è pari al 100% della retribuzione ma, per usufruire del permesso, il padre deve comunicarlo in forma scritta al datore di lavoro almeno 15 giorni prima dei giorni prescelti. Trovate che sia una procedura complessa? Avete ragione, ma pensate che per l'Italia si tratta comunque di grossi passi avanti.

La legge 92 ha, pur se con molto ritardo, riconosciuto “il diritto” dei papà a stare a casa per legge quando nasce loro un figlio. Certo, 1 giorno, più eventualmente altri 2 nei primi 5 mesi di vita del bambino, non lo chiameremmo proprio “sostegno alla genitorialità” o “parità tra i sessi” perché, a ben vedere, si tratta di un periodo troppo breve. Tanto per fare un paragone con un Paese, la Svezia, che ha nell’uguaglianza tra i genitori uno dei cardini delle politiche sociali, ricordiamo che a Stoccolma è previsto un congedo parentale di 480 giorni di cui 60 per la mamma e 60 per il papà (il quale, al momento della nascita del figlio, sta a casa 10 giorni lavorativi). In Italia il congedo parentale, facoltativo, permette invece ai genitori di stare a casa fino agli 8 anni di vita del bambino, per un periodo complessivo tra entrambi i genitori di 10 mesi che diventano 11 se il padre se ne riserva almeno 5. Durante questi mesi l’indennità è del 30% dello stipendio (ma fino ai 3 anni di vita del bambino), successivamente non spetta alcuna indennità. In Svezia durante i 480 giorni lo Stato paga l’80% dello stipendio ma c’è la prassi da parte delle aziende di pagare la differenza per garantire al dipendente il 100% della retribuzione. Ci sono inoltre altri bonus e per ottenere il congedo parentale è indifferente che la coppia sia sposata o convivente. In Svezia i giorni di congedo possono essere usati tutti insieme, interrotti durante la settimana o, se fa più comodo, distribuiti a ore quando serve.

Il libretto sul sostegno della genitorialità può essere ritirato in Provincia, ufficio Consigliera di parità, ogni giovedì dalle 8.30 alle 12.30 (telefono 0141/433592) oppure accordandosi con la dottoressa Patrizia Rosso (numero 0141/433256). La pubblicazione è inoltre a disposizione delle associazioni datoriali, delle organizzazioni sindacali, dei patronati e dei centri di assistenza fiscale che ne possono fare richiesta nei medesimi uffici.

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