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Più astigiani trapiantati di rene
Ora le liste d'attesa sono dimezzate

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Articolo pubblicato il 03/09/2012 alle ore 08:00.
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Il primario con le infermiere Flora Giordano e Giovanna Maschio
L’ultimo caso risale a pochi giorni fa quando è stato reso noto che uno dei reni del bambino di 7 anni morto alla piscina Lido di Asti, sarebbe andato ad una bambina coetanea, astigiana, in lista d’attesa per il trapianto. Positivi risultati per la Nefrologia del Cardinal Massaia: sono in aumento, rispetto al passato, i pazienti astigiani sottoposti al trapianto di rene nei centri di riferimento di Torino e Novara.

«Proprio in questo mese – conferma il primario Fulvia Caligaris – siamo arrivati a 9 malati trapiantati: è lo stesso numero registrato per tutto il 2011. Soltanto da giugno ad agosto ci sono stati tre nuovi casi. Sicuramente questi dati indicano una maggiore disponibilità offerta dalla donazione, ma premiano anche il nostro lavoro di reparto». Lo sforzo, in particolare, è di inserire il più precocemente possibile i pazienti nella lista d’attesa per il trapianto, guadagnando tempo prezioso: «Già prima che i malati si sottopongano alla dialisi – conferma la dottoressa Caligaris – eseguiamo tutti i controlli sanitari per la visita al Centro trapianti di Torino finalizzata a decidere o meno la loro collocazione in lista d’attesa per l’intervento. Si tratta di un ventaglio di accertamenti piuttosto vasto: dalle visite ed esami cardiologici a quelli urologici, ginecologici e gastroenterologi, dagli studi vascolari a quelli dermatologici e ormonali, dagli esami del sangue, finalizzati anche a escludere i virus dell’epatite B e C, al controllo odontoiatrico. Più in fretta si compone la cartella clinica e prima il paziente accede alla visita al Centro trapianti».

Una volta inserito in lista d’attesa, al paziente non resta che attendere la donazione del rene, con prelievo dell’organo da cadavere. «I tempi, rispetto al passato – sottolinea Fulvia Caligaris – si sono notevolmente ridotti, anche se l’attesa continua a essere significativa perché resta largo il divario tra domanda e offerta: oggi per il trapianto si oscilla da un minimo di un anno e mezzo a un massimo di due anni e mezzo, mentre prima l’arco di tempo andava dai 3 ai 5 anni. Per questo è sempre più importante la donazione da vivente, assicurata in particolare da soggetti consanguinei, cioè da persone che hanno un rapporto di parentela con il malato. I benefici sono più di uno: non esistono, per esempio, tempi di attesa per il paziente e si ha una riduzione della terapia immunosoppressiva antirigetto».

Oggi però la donazione da vivente è ancora poco praticata: pochissimi i familiari che, nonostante la sensibilizzazione dei nefrologi del Massaia, esprimono disponibilità in tal senso. «Il timore maggiore, privandosi di uno dei due reni – precisa la dottoressa Caligaris – è di sentirsi fisicamente più vulnerabili. Si tratta di una paura profonda, ma infondata, sulla quale la persona si confronta sia con noi nefrologi che con la psicologa. Quest’ultima, rappresentata dalla dottoressa Elena Mongelli facente capo alla struttura di Psicologia clinica del Massaia, è una presenza ormai radicata nel nostro reparto, utile anche per quei pazienti che, prima o dopo il trapianto, temono di non riuscire ad accettare la “convivenza” con il nuovo organo». Attualmente la Nefrologia astigiana ha in carico circa 150 pazienti dializzati, 12 dei quali saranno sottoposti entro fine anno alla visita al Centro trapianti di Torino. I trapiantati seguiti finora dal reparto sono complessivamente 85.

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