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Ospedale: dove finivano gli oggetti rubati?

Indagati quattro medici e due infermiere dell’ospedale di Asti, accusati di aver sottratto materiale sanitario, attrezzature e ferri chirurgici dal reparto di Otorinolaringoriatria e di aver eseguito visite nei locali del nosocomio senza autorizzazione

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Articolo pubblicato il 23/07/2016 alle ore 05:00.
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Una delle immagini riprese dalle telecamere interne al reparto ospedaliero

E' iniziato ieri, venerdì, il primo giro di interrogatori che si concluderà fra lunedì e martedì. A dover rispondere al Gip Giannone saranno quattro medici e due infermiere dell’ospedale di Asti, tutti accusati, a vario titolo e con vari gradi di responsabilità, di aver sottratto materiale sanitario, attrezzature e ferri chirurgici dal reparto di Otorinolaringoriatria del Cardinal Massaia e di aver eseguito visite nei locali del nosocomio senza autorizzazione.

I medici sotto inchiesta e ai domiciliari sono Roberto Briatore, Carmelo Faro, Alberto Costanzo e Nicolò Roggero: i primi tre, nel periodo di indagine da novembre ad aprile, erano dipendenti dell’ospedale mentre Roggero era un “esterno” con un incarico di guardia medica.

Le infermiere coinvolte sono Stefana Testa e Sabrina Baglieri con due posizioni molto diverse. Mentre la seconda non è stata neppure attinta dalle misure di arresti domiciliari e solo dopo l’interrogatorio si deciderà per la sua interdizione professionale, la prima è invece considerata l’autrice principale dei furti. La Testa ricorre più volte negli episodi contestati in ordinanza, mentre la Baglieri ha il ruolo marginale di chi “vedeva ma non impediva nè denunciava”. A denunciare invece sono stati in più occasioni altri infermieri e caposala del reparto, ai quali, durante gli “inventari” di ferri, materiale e farmaci, mancava sempre qualcosa. O più di qualcosa. La denuncia congiunta della direzione Asl al Nas di Alessandria ha portato all’installazione di diverse telecamere nascoste sia negli ambulatori che nei corridoi del reparto di Otorino. E da novembre ad aprile sono stati registrati numerosi prelievi da armadi, cassetti, scatole chirurgiche. Anche quattro, cinque al giorno.

La Testa è quella che detiene il triste record di questi prelievi, fatti con una tecnica ripetitiva: in una robusta shopper sistemata nel suo armadietto personale ammucchiava durante il servizio il materiale che poi recuperava a fine turno e portava fuori dall’ospedale. Per la Procura (l’indagine è stata guidata dal pm Donatella Masia che ha coordinato le azioni degli uomini comandati dal maggiore Biagio Carillo) questa infermiera prelevava soprattutto per conto del dottor Faro nel cui studio privato avrebbe prestato assistenza pur non essendo autorizzata in quanto già dipendente pubblica.

A mancare all’appello c’erano dai ferri chirurgici agli speculum, aspiratori, pinze di ogni tipo, porta aghi, teli, cannule e materiale monouso. Ma anche svariate confezioni di farmaci che invece dovevano essere utilizzati esclusivamente all’interno dell’attività ospedaliera del reparto.L’infermiera è stata anche seguita in auto dall’ospedale fino allo studio di Faro in piazza Primo Maggio.

E non vi sono solo accuse per materiale che “esce” dall’ospedale ma a carico della Testa anche altre che riguarda materiale che “entra” al reparto di Otorino. Ci si riferisce ad un episodio in cui l’infermiera è tornata in ospedale portando dei ferri chirurgici da sterilizzare (ma poi mettendoli di nuovo da parte) e un contenitore con un reperto istologico che è stato fatto “entrare” nel circuito normale dei campioni del reparto da analizzare.

Per il dottor Roggero l’accusa più pesante è quella di aver usato gli ambulatori di Otorino in ore tardo pomeridiane e serali per effettuare visite private a pazienti pur essendo un medico esterno e non aver alcuna autorizzazione ad operare intramoenia. Con la copertura, dicono le carte, del dottor Alberto Costanzo che gli avrebbe fornito una copia delle chiavi degli ambulatori per potervi accedere autonomamente. Anche loro due sono accusati di aver sottratto materiale sanitario dal reparto.

Per Briatore sono minori gli episodi di sottrazione contestati e riguardano quasi esclusivamente farmaci, ma lui è accusato di un altro grave comportamento registrato dalle telecamere, quello di assunzione di sostanze stupefacenti durante il turno di servizio in ospedale.

Lo stesso maggiore Carillo ha sottolineato che l’inchiesta non è ancora chiusa e che ci sono ancora molte cose da accertare: dal verificare che fine facessero tutto il materiale e gli strumenti che uscivano dall’ospedale al confronto di scontrini e fatture delle attrezzature sequestrate negli studi privati dei medici per dimostrarne la provenienza. Si sta lavorando anche all’identificazione dell’uomo che ha portato in ospedale la sostanza bianca al dottor Briatore.

La notizia ha scatenato una ridda di commenti sui social. Sul nostro sito sono arrivati moltissimi commenti divisi fra chi difende l’operato dei medici stimati per il loro profilo professionale contrapposti a chi invece li condanna per le azioni delle quali sono accusati. Intanto l’Asl ha annunciato di aver attivato le procedure d’urgenza per l’assunzione di due medici che andranno a sostituire i quattro sospesi dall’attività. E ha garantito il regolare funzionamento del reparto.

 

Quei movimenti filmati che sembrano una sniffata

Fra le condotte anomale registrate dalle telecamere di videosorveglianza che sono rimaste attive da novembre ad aprile, ve ne è una che non ha nulla a che fare con le sottrazioni di materiale sanitario nè con le visite “abusive” avvenute negli ambulatori del reparto. Riguarda esclusivamente il dottor Roberto Briatore ed è datata metà gennaio.

Di pomeriggio le immagini dei corridoi inquadrano un uomo con occhiali da sole, abito nero e cappotto che chiede del dottor Briatore. Quando ottiene l’informazione da un’infermiera si introduce in uno degli ambulatori che però trova deserto. Esce ed aspetta il dottor Briatore che torna con una paziente in barella. Insieme vanno in un altro studio, più appartato e vuoto e lì si svolge quella che per i carabinieri è una vera e propria cessione di sostanza stupefacente seguita dal consumo. Lì, insieme, su uno dei mobiletti, usando una banconota da 10 euro arrotolata. Una classica tirata di cocaina, in un pomeriggio di ambulatorio, durante il turno di servizio.

Poi l’estraneo ripiega la busta dalla quale hanno estratto la polverina sniffata e la consegna al dottore che gli passa una banconota da 50 euro oltre a quella da 10 arrotolata. Segue un momento “professionale” in cui lo stesso Briatore fa accomodare l’amico in un altro ambulatorio e, dopo essersi preparato, lo sottopone ad una visita al naso. Al termine lo saluta consegnandogli alcuni farmaci prelevati in un cassetto vicino.

 

Daniela Peira

 

Tags: ospedale,Ospedale di Asti

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