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Operata a un ginocchio, è in coma
Perizia contro l'anestesista

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Articolo pubblicato il 09/02/2013 alle ore 07:00.
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L'infermiera peruviana è in rianimazione ad Asti (foto di repertorio)
Due giorni fa è arrivata una prima risposta all’accorato appello che una donna peruviana, Idda Meza Jaksetic, ha fatto dalle pagine del nostro giornale. Sua figlia, Idda Milagros Salas Jaksetic, 43 anni, da tempo infermiera in forza all’ospedale di Asti, si trova da sette mesi in coma e i medici non hanno praticamente dato speranze di recupero. Uno stato pressochè vegetativo nel quale si trova da subito dopo un intervento di routine ad un ginocchio.
Una fiducia piena dell’infermiera nei confronti dei medici e dei colleghi dell’ospedale di Asti. La madre l’aveva raggiunta dal Perù per starle vicino nei giorni di convalescenza, ma quella che doveva essere una banale operazione si è invece trasformata in un incubo, in cui per poco l’infermiera non perdeva la vita.

«Il giorno in cui l’hanno operata - ci ha raccontato la madre, 60 anni, che la lasciato in Perù un marito e altri cinque figli per seguire la primogenita in Italia - io ero lì ad aspettarla, in camera. Appena tornata su ho capito subito che qualcosa non andava, perchè aveva il viso cianotico, respirava a fatica e tremava violentemente. Ho chiesto più volte l’intervento di medici ed infermiere fino a quando è andata in arresto cardiaco». E’ stata “ripresa per i capelli”, intubata e portata in Rianimazione; dopo qualche giorno il trasferimento all’ospedale di Alessandria dove, in urgenza, è stata sottoposta ad un estremo intervento alla calotta cranica per tamponare un’edema che l’avrebbe uccisa. Questo intervento ha portato allo stato vegetativo nel quale è ritornata alla Rianimazione di Asti, dove attualmente si trova ricoverata.

Alla madre è apparso subito strano che un intervento al ginocchio potesse portare a conseguenze così gravi. Gli stessi medici della Rianimazione astigiana hanno dato pochissime speranze alla madre, anzi, le hanno detto che solo un miracolo potrebbe far recuperare la figlia. L’infermiera non parla, non si muove, non si nutre autonomamente, respira solo grazie ad un intervento di tracheotomia, l’unica comunicazione con la madre e con le colleghe che vanno a trovarla è attraverso il roteare degli occhi.

«Io voglio sapere se qualcuno ha sbagliato e perchè mia figlia si ritrova in queste condizioni» è stato l’appello della madre che ha sporto prima una denuncia dai carabinieri e poi un secondo esposto alla Procura. Nel frattempo la Procura di Asti ha disposto una complessa perizia medico legale alla specialista torinese Luisella Biora. Le sue conclusioni sono tutte indirizzate alla responsabilità di una anestesista, ora indagata per lesioni colpose gravissime. Secondo il perito, infatti, si rivelerebbero delle lacune nell’operato dell’anestesista sia durante l’intervento che dopo. Le cause dello stato vegetativo dell’infermiera derivano infatti da un danno cerebrale anossico e un coma post anossico, come recita la perizia di cui ha preso la visione la madre nello studio del suo legale, l’avvocato Florio.

Mentre si apre un altro problema: l’ospedale vuole trasferire al più presto la paziente per liberare dei posti ma la madre non ha la patente e le strutture di lungodegenza adatte sono tutte lontane da Asti o scomode ai mezzi di trasporto.

Daniela Peira

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