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Massaia: niente esami, infermieri in sciopero. E sabato tocca ai medici

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Articolo pubblicato il 04/11/2014 alle ore 16:00.
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Gli infermieri astigiani alla manifestazione di Roma
Divise da infermiere gettate a terra, davanti alla Camera dei Deputati a Roma, in segno di protesta. Così il sindacato Nursind, il Sindacato delle Professioni Infermieristiche, ha voluto manifestare tutto il disagio di un'intera categoria nei confronti dei continui tagli alla Sanità che secondo lo stesso sindacato «rischiano di compromettere il diritto alla salute del cittadino e la qualità dei servizi erogati». La protesta a Roma è stata organizzata in concomitanza dello sciopero nazionale di 24 ore indetto per ieri, lunedì. «L'adesione è stata superiore alle aspettative» hanno dichiarato dal sindacato, a livello nazionale ma anche locale.

Asti ha fatto la sua parte e una delegazione di 50 tra infermieri e OSS sono partiti alla volta della capitale con slogan e striscioni. Secondo i dati dell'Asl astigiana, dei 785 infermieri professionali e capisala e dei 210 operatori socio-sanitari che lavorano nella nostra provincia hanno aderito allo sciopero 67 dipendenti. Lunedì all'ospedale Cardinal Massaia non si sono registrati particolari disagi anche perché l'utenza era stata informata già alcune settimane prima. Confermati solo gli interventi d'urgenza mentre i prelievi, radiologie, esami diagnostici e interventi chirurgici programmati sono stati posticipati. Nel lungo corteo di protesta che si è tenuto tra piazza del Popolo e Montecitorio, i manifestanti hanno rivendicato lo sblocco del turn over, degli stipendi e delle assunzioni.

In particolare si è chiesto a gran voce di procedere con nuove assunzioni, problema evidenziato dai sindacati anche nella nostra provincia. «Nell'Astigiano è dal 2010 che si assume con il contagocce -– spiega Gabriele Montana, referente di Nursind Asti -– siamo allo stremo perché in corsia non c'è più ricambio generazionale, manca il personale e sovente gli infermieri devono far fronte a turni sfiancanti per coprire i reparti oppure vengono demansionati perché manca personale OSS». Una situazione sfibrante, fanno sapere da Nursind, ma anche paradossale perché mentre negli ospedali gli infermieri sono sempre meno aumenta il numero di quelli disoccupati soprattutto tra i giovani. «In Italia si calcolano 25 mila infermieri senza lavoro – commenta Montana – ad Asti abbiamo una cinquantina di neolaureati che faticano a collocarsi, anche nel privato».

Agli organici sottodimensionati, si aggiunge il blocco dei contratti in corso da cinque anni che non permette l'adeguamento dello stipendio al costo della vita. «In un certo senso ci sentiamo figli di un lavoro minore – sentenziano da Nursind – perché il blocco dei contratti non interessa tutti i lavoratori del settore pubblico». A Roma alcuni portavoce di Nursind sono stati ricevuti dall'On. Daniela Cardinale del PD e dall'On. Andrea Cecconi del Movimento Cinque Stelle ai quali sono state esposte le ragioni della protesta e avanzata la richiesta di presentare un'interrogazione parlamentare in merito. Infine, da segnalare che non solo il personale infermieristico e socio-sanitario è sul piede di guerra: sabato 8 novembre scenderanno in piazza anche i medici in occasione dello sciopero nazionale dei lavoratori pubblici indetto da CGIL, CILS e UIL. In questo caso si vuole chiedere una risposta per i 10 mila medici precari, il rinnovo del contratto e un'appropriata normativa sulla responsabilità professionale.

Lucia Pignari

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