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Marco Vitale: "L’intero approccio alla bad bank è sbagliato"

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Articolo pubblicato il 29/02/2016 alle ore 07:00.
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Marco Vitale
A) La tempesta borsistica che si sta scatenando sui titoli, soprattutto bancari, è conseguenza del cattivo stato di salute delle banche per via delle sofferenze o può nascondere anche speculazioni internazionali mirate a svalutare le nostre banche per poi acquistarle a prezzo di saldo?
Sono d’accordo con Fulvio Coltorti. Aggiungo qui: la crisi gravissima della Deutsche Bank ha un grande peso. La “trappola della liquidità” scatenata dalle politiche della “quantitative easing”, con l’abbattimento dei tassi sino ai tassi negativi aggiunta alla congiuntura cattiva, rende molto difficile per molte banche realizzare margini positivi.

B) Che cosa ne pensate del fatto che Bankitalia, che vigila sul sistema bancario italiano, a sua volta abbia come azionisti le stesse banche controllate? E’ un problema solo di Bankitalia o è anche di altre banche centrali?
Sono d’accordo con Fulvio Coltorti. Però non assegno un grande peso a questo fatto. Nessuna dipendenza era possibile con gli uomini citati da Coltorti. Ogni dipendenza è possibile con gli uomini che sono oggi al vertice di Banca d’Italia a prescindere dal possesso azionario. Sono uomini servi e servili, ma non per colpa del controllo azionario, che resta comunque improprio.

C) Perché il capitale sociale della Banca d’Italia è di soli 156.000 euro fermi dal 1936?
Concordo con Coltorti

D) Si parla molto in questo momento di Bad Bank. Mi piacerebbe conoscere il parere degli esperti circa l’inserimento nella Bad dei crediti “In Bonis”. Forse la domanda è fuori tema ma approfitto dell’occasione.
Sono contrario alla Bad Bank. Ogni Istituto o gruppi affine di istituti deve pensare a risolvere i suoi problemi. L’intero approccio della bad bank è sbagliato e dannoso. Nelle sofferenze le banche mettono insieme sia perdite gravi e irrecuperabili se non, in parte, attraverso procedure di esproprio e liquidazione, sia crediti di difficile riscossione verso aziende in crisi reversibile, aziende che devono essere aiutate a uscire dalle difficoltà. Le banche dovrebbero dedicare parte dei propri sforzi non a ricuperare i crediti, ma le aziende che, una volta ricuperate, pagheranno i loro debiti. Perciò devono conferire questi crediti verso aziende ricuperabili in una “Good Recovery Bank” o, detto in italiano, “Agenzia per il ricupero delle aziende”, costituita insieme a aziendalisti esperti di ricuperi aziendali. Per questa via le sofferenze sarebbero grandemente diminuite e, forse, dimezzate, con vantaggio delle banche, delle aziende e del sistema economico nazionale.

E) Come faranno le banche del territorio a fare fronte alla concorrenza dei Grandi Gruppi? Che potere effettivo ha ancora la B.I. in Italia?
a - Le banche territoriali  non devono temere i grandi gruppi internazionali. Esse sono più efficienti e adatte al nostro contesto. Quello che devono temere sono i vertici della Banca d’Italia che hanno deciso di distruggerle, assecondati dagli incompetenti che, in materia economica, contornano il presidente Renzi.
b - Totalmente d’accordo con Coltorti. Purtroppo gli attuali vertici di B.I. sono nemici dell’Italia del lavoro, perché non la conoscono.

F) Se le regole sono sempre uguali (stessi interessi, stesse coperture e garanzie, stesso livello di rischio) che siano private, Cr., B.P., Statali ecc… ecc.. non cambia nulla. Se invece c’è libera contrattazione c’è corruzione, è inevitabile.
a - Totalmente d’accordo con Coltorti.
b - Sulla corruzione allego un mio recente scritto in argomento. Purtroppo segni evidenti indicano che la corruzione (in senso lato, come definita nel mio scritto) è penetrata in misura molto preoccupante anche nel sistema bancario, non sempre ai livelli bassi.

G) Interessi: nazionali, del territorio, politici, di categorie organizzate, di lobbies, di gruppi e alla fine “interessi privati”: gli amici che contano!
a - Purtroppo l’esempio di Mediobanca di Cuccia non è rappresentativo, sotto il profilo della correttezza, del sistema italiano di oggi. Per il passato potremmo fare altri nomi, dello stesso livello, (come Arcuti per fare un solo esempio) ma ciò servirebbe solo ad alimentare la nostalgia. Oggi la situazione è precipitata molto in basso e vale per le banche quello che l’allora procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, disse del sistema in generale: “Il metodo mafioso, anche quando non c’e’ la mafia, e’ diventato purtroppo un metodo diffuso nella nostra società. C’e’ un sistema basato su un principio di amicizie strumentali, relazioni informali che lasciano poco spazio a forme democratiche, di libero mercato. Alla luce di rapporti amicali si prendono decisioni, si fanno affari si intrecciano conoscenze che sono funzionali a questo sistema. Il metodo mafioso, anche quando non c’e’ la mafia, e’ diventato purtroppo un metodo diffuso nella nostra società. (La Stampa 27 febbraio 2010). “Sarebbe strano che il sistema bancario, in toto, sfuggisse a questa triste caratteristica del nostro sistema. Però bisogna imparare a distinguere, perché vi sono molte banche dove, fortunatamente, il metodo mafioso non è in atto. Non è facile distinguere, è vero. Ma spero che si sviluppino strumenti che aiutino a fare luce su questa discriminazione.

H) Draghi lo scorso giugno in un intervento, ha spiegato che i Consigli di Amministrazione bancari e delle Fondazioni, sono un numero enorme rispetto al numero reale delle imprese del credito. Un peso sostenibile dal sistema?
a - Piena concordanza con Coltorti, sia sulla numerosità dei nostri consigli, che e soprattutto sul rilievo critico rivolto a BCE. Molti adempimenti onerosissimi e assurdi derivano da BCE, che rendono la vita sempre più difficile per le banche minori, sia del credito cooperativo che private.
b - Non credo che si tratti di destra o sinistra. Per fare un solo esempio, Ponzellini di che razza era e chi l’ha nominato e chi non lo ha bloccato in tempo? Queste sono le domande vere da porsi. Né mi illudo che con il voto si possa rimediare alla situazione. Sono gli organi istituzionali di vigilanza che devono impedire che a persone professionalmente e moralmente inadeguate venga affidato il risparmio degli italiani. Lo richiede l’art. 47 della Costituzione e tante norme che da quel principio derivano. Che i partiti non sappiano fare filtro, che dovrebbe essere il loro compito principale, è ormai cosa conclamata. Per questo il filtro deve essere fatto dagli organismi di vigilanza a ciò predisposti. Il fallimento delle banche è in realtà il fallimento degli organi di vigilanza, o meglio, per quanto riguarda B.I., dei suoi vertici. Pochi hanno il coraggio di dire che per far fallire una banca ci vogliono dei geni del male. Una banca normale, che fa normalmente la sua attività di intermediazione del risparmio e non sviluppa attività speculativa, gestita da persone normali e oneste, non può fallire. Come per 600 anni ha fatto il MPS, prima di essere aggredito da persone incompetenti e inadatte, nominate dalla politica ma non bloccate per tempo da chi aveva il dovere e il potere di bloccarle.

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