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Malaria, nella ricerca del vaccino
c’è anche l’astigiana Eleonora Aquilini

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Articolo pubblicato il 30/10/2014 alle ore 07:00.
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Il gruppo di ricercatori impegnati nel progetto Glycopar
Parla anche un po' astigiano il progetto che nei giorni scorsi ha preso il via a Lisbona e che si pone l'ambizioso obiettivo di debellare la malaria. Un progetto europeo che si chiama Glycopar e che conta, nella sua squadra di ricercatori, anche Eleonora Aquilini. La Aquilini, originaria di Chiusano, figlia di Claudio, pubblicitario e dell'attuale sindaco Marisa Varvello, è stata scelta dal suo capo e direttore del progetto Jao Rodrigues per lavorare alla caratterizzazione dei glicoconiugati presenti sulla superficie del parassita che causa la malaria durante le varie fasi del suo ciclo cellulare.

In mezzo al tanto parlare di ebola delle ultime settimane, perchè l'Unione Europea stanzia circa 3 milioni e mezzo di euro per sostenere 14 gruppi di ricerca sulla malaria?
Perchè i numeri che riguardano questa malattia destano ancora grande preoccupazione. Basti pensare che è la seconda malattia infettiva al mondo per morbilità e mortalità dopo la tubercolosi. Ancora oggi più del 40% della popolazione vive con il rischio di contrarre la malaria e le stime parlano di centinaia di milioni di nuovi casi ogni anno, concentrati per la maggior parte in Africa tropicale. Ogni anno, tanto per dare ancora un ordine di importanza dell'impatto di questa malattia, muoiono circa un milione di persone.

Una malattia che ha una lunga storia, anche di ricerca e di studi: come mai è così difficile debellarla?
La malaria è una malattia della povertà e i Paesi dove è più diffusa non possono permettersi una strategia coordinata su più fronti e la logistica complessa che serve per contrastarla. Va detto che qualche risultato significativo in termini di limitazione della diffusione si è ottenuto con l'uso delle zanzariere impregnate di insetticida capaci di controllare la zanzara vettore della malattia, ma per debellare la malaria è necessario sviluppare un vaccino. Oggi esiste solo un vaccino antimalarico che è in fase di sperimentazione in sette Paesi africani, ma i primi dati non sono incoraggianti e indicano una bassa efficacia di immunizzazione.

Dunque è necessario produrre un vaccino più efficace. Come mai la ricerca non riesce a metterlo a punto?
Nel caso della malaria ci troviamo di fronte a un parassita con un ciclo vitale estremamente complicato. La complessa e costante variazione delle strutture di superficie del microrganismo rende difficile determinare una qualche costante che possa essere riconosciuta e utilizzata come bersaglio dal nostro sistema immunitario e dunque essere utilizzata come vaccino.
Come si inserisce il progetto Glycopar nell'orizzonte della ricerca sulla malaria?
E' un programma che ha come obiettivo lo studio della glicobiologia (un'area a cavallo tra biochimica e biologia molecolare che studia la struttura e le funzioni dei glicani, ovvero dei carboidrati complessi) che hanno un ruolo fondamentale nella vita di tutti gli organismi.

Quali obiettivi si è posta l'équipe di ricercatori di cui lei fa parte?
Entro il 2017 vorremmo scoprire nuovi paradigmi nell'interazione tra i glicoconiugati presenti sulla superficie dei parassiti e le cellule dell'ospite, descrivendo nuovi modelli di colonizzazione. In particolare io mi occuperò di purificare e studiare le proteine che dimostreranno di avere più potenziale terapeutico o immunologico e di creare un parassita mutante. L'obiettivo finale è quello di capire meglio l'evoluzione del parassita, la sua biologia molecolare e la sua interazione con l'ospite per avanzare nella direzione di un vaccino antimalarico a protezione completa.

Daniela Peira

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