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L'ospedale di Asti non merita il declassamento

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Articolo pubblicato il 13/02/2013 alle ore 07:00.
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Una corsia dell'ospedale di Asti
Un documento reso noto in questi giorni dalla Regione Piemonte fa il punto sulla situazione sanitaria regionale ed è fonte di alcune interessanti considerazioni a proposito dell’Ospedale Cardinal Massaja. La prima riflessione che emerge è che i dati non giustificano la posizione subordinata dell’ospedale di Asti, visto che l’attività svolta non è in alcun modo inferiore a quella dell’ospedale di Alessandria, anzi talora addirittura superiore.
Soltanto in un paio di casi gli interventi praticati in entrambi gli ospedali sono inferiori alla soglia minima stabilita, mentre in tutti gli altri si registra un’attività sostanzialmente identica; nonostante il bacino di utenza alessandrino sia più grande, in alcune specialità il Cardinal Massaja registra una maggiore operatività.
Ma vediamo in dettaglio l’attività dei diversi reparti: si effettuano 345 interventi di protesi all’anca ad Alessandria e 201 ad Asti, 200 interventi al colon e 45 al retto ad Alessandria a fronte dei 169 e 29 ad Asti, 24 allo stomaco (AL) e 15 (AT), 17 al fegato (AL) e 13 (AT), 73 alla tiroide (AL) e 37 (AT).

Ci sono però specialità in cui il Cardinal Massaja mostra un’attività decisamente superiore, con reparti che possono vantare una notevolissima preferenza da parte dell’utenza: la ginecologia, ad esempio, ha registrato 1558 parti contro i 1273 dell’ospedale di Alessandria ed ha effettuato 164 interventi di tumore alla mammella (sono 125 ad Alessandria), oltre a 19 interventi per tumore all’ovaio e 28 all’utero (sono rispettivamente 13 e 32 ad Alessandria).  
Ha ottimi risultati anche l’urologia con 55 interventi alla prostata e 16 alla vescica, a fronte dei 48 e 13 praticati ad Alessandria: anche per il tumore al rene ci sono più interventi all’Ospedale di Asti (24 a 20), così come per il tumore al pancreas (16 a 6) e per otorinolaringoiatria, per cui si opera di più al Massaja (7 glossectomie e 16 laringectomie ad Asti a fronte delle 3 e 10 ad Alessandria). Qualche chirurgo sottolinea che il numero degli interventi al Cardinal Massaja potrebbe anche essere superiore, se vi fosse un  maggior numero di sale operatorie: comune a tutti è la sensazione che nei mesi passati non vi sia stata una sufficiente volontà politica per far considerare anche quello di Asti un ospedale di riferimento, avendone tutti i titoli.

La preoccupazione per il futuro, nonostante le dichiarazioni fatte dai responsabili regionali in proposito, è che al Massaja (che attualmente dispone di 432 posti letto per ricoveri, più 20 posti per Osservazioni Brevi Intensive al Pronto soccorso e 34 posti letto nelle RSA convenzionate per le dimissioni protette) possano non essere attribuiti i 104 posti letto disponibili nel Piano Regionale. La potenzialità dell’ospedale astigiano è oggi ben inferiore a quanto previsto dalle norme del ministero della Sanità: in base alla popolazione, dovrebbe infatti disporre di circa 600 posti letto per ricoveri e 140 per lungodegenza. Considerata l’efficienza della struttura, gli operatori si augurano che la città ed i suoi amministratori sappiano apprezzarla e difenderla.

Renato Romagnoli

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