4 spassi insieme

La morte al Palio
è diseducativa?

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Articolo pubblicato il 20/09/2013 alle ore 08:49.
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Una giovane figurante in lacrime dopo l'incidente
Una mamma "indignata" ci scrive

Qual è il messaggio del Palio che avete portato nelle scuole?
Spettabili Sindaco, Assessore Pasta ed Assessori vari, con che coraggio promuovete il Palio nelle scuole? Qual è il messaggio che avete portato ai nostri ragazzi? Quello della morte. Noi pretendiamo che la scuola insegni agli uomini ed alle donne del domani, oltre che l’aritmetica e la geografia: la tutela della vita in ogni sua forma, la difesa dell’essere più debole dalla sopraffazione del più forte, ed anche il silenzioso rispetto nella morte. In quell’incivile spettacolo che è il Palio tutti questi insegnamenti sono palesemente disattesi. Proprio un bell’esempio di insensibilità avete lasciato ai nostri giovani. Sarebbe ora che anche le vostre coscienze si riaccendano, in attesa che una normativa nazionale arrivi a vietare finalmente tutti quegli spettacoli, Palii compresi, che sfruttano e maltrattano gli animali. Sarebbe un gesto di estrema civiltà per la nostra città, fermare questo cruento spettacolo che oramai interessa solamente voi “addetti ai lavori” mentre per la maggior parte di noi astigiani il Palio rappresenta solamente un disagio, mancati introiti e viabilità concitata… e non ci interessa affatto! Senza contare che ogni anno i costi dell’allestimento di questa manifestazione continuano a lievitare ed a pesare sempre più sulle spalle di noi contribuenti. Denari pubblici che potrebbero essere spesi per le tante problematiche che affliggono la nostra povera città: mancanza di lavoro, emergenza abitativa, scuole che cascano letteralmente a pezzi e talora non trovano i fondi per acquistare il riscaldamento, il degrado e la sporcizia in cui versano alcuni quartieri della città, ecc. Come pensate poi di rimborsare i soldi del biglietto della mancata corsa del Palio di domenica a coloro che hanno deciso di non usufruirne il lunedì? Magari facendo ricadere sulle spalle di tutti noi contribuenti il balzello di qualche nuova tassa. La Tares-Bis? E per finire un dolce pensiero a Mamuthones, bellissimo purosangue di cinque anni, “Ciao grande eroe a quattro zampe, sei morto per mano di quegli umani di cui tanto ti fidavi e per il divertimento di dame e cavalieri inamidati ed imbellettati ma senza anima… ora finalmente ti vedo felice mentre corri nei verdi pascoli del cielo… io ti prometto che il tuo sacrificio non sarà stato vano”.
Una mamma indignata


Il Palio di Asti è finito mediaticamente sul banco degli imputati dopo la tragedia capitata al cavallo di Santa Maria Nuova, morto in pista a seguito della caduta sotto il canapo. Uno spettacolo che ha scosso le coscienze di molti, anche di chi solitamente non si interessa di Palio, e che ha scatenato polemiche tra abolizionisti e sostenitori della corsa. La morte in diretta ha fatto anche nascere dubbi a molti genitori presenti sulle tribune con i propri figli: è educativo portare i bambini a vedere una corsa come il Palio?

Per rispondere bisogna lasciare da parte l’ipocrisia. Chi difende la corsa lo fa ricordando che è insita nella tradizione cittadina, che si tratta del Palio più antico d’Italia e che Asti, senza la propria manifestazione, perderebbe un pezzo della sua anima. Gli abolizionisti sostengono che far correre i cavalli, mettendo a repentaglio le loro vita solo per il divertimento degli spettatori, sia una crudeltà degna “del medioevo”. Sarebbe inoltre una manifestazione che non considererebbe il benessere dei cavalli e antistorica vista la sensibilità dimostrata da molti riguardo ai diritti degli animali.

Ma quanto successo in piazza Alfieri può essere educativo per un bambino che, in teoria, non ha ancora piena coscienza della morte? La risposta non è così scontata. Davanti a questo genere di tragedie c’è il rischio che tra i giovanissimi, invece dell'orrore, prevalga l’indifferenza. Saremmo sciocchi a non pensare che i bambini vengano parcheggiati per ore davanti alla tv, anche senza la presenza di un adulto che possa spiegare loro il senso di quello che vedono. Una televisione (senza contare internet) che, salvo rare eccezioni, fa del “reality” il piatto forte da servire ad ogni ora del giorno. Alcuni li chiamano anche "i figli della playstation", quelli che, proprio attraverso i videogiochi, rischiano di confondere la vita reale con quella virtuale dove la morte non esiste perché, quando la partita finisce, ce ne sempre un'altra che ricomincia.

Prendete il wrestling che conta tra le sue fila alcuni lottatori considerati dei veri idoli tra i bambini. Si tratta di una lotta artefatta studiata a tavolino per appassionare, per creare proseliti tra gli spettatori che si immedesimano nei lottatori. Psicologi, educatori, insegnanti sono tutti d'accordo nel dire che il wrestling, pur nella finzione scenica, non sia educativo. Eppure i bambini ne sono entusiasti e fanno a gara a collezionare le figurine dei loro lottatori preferiti, spesso assecondati dai genitori. La differenza è che il Palio è reale, perché succede nella nostra città, mentre il wrestling è una fiction televisiva. La morte al Palio è più cruda, più vera, non è un gioco né una messa in scena e per questo crea lo sdegno delle persone sensibili che hanno pagato un biglietto per assistere a ben altro spettacolo. Voi cosa ne pensate?

Su questo argomento ci piacerebbe sapere l'opinione dei lettori.
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