Scuola media Brofferio - Martiri

La battaglia delle arance

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Articolo pubblicato il 22/03/2017 alle ore 11:10.
La battaglia delle arance 2
Uno scorcio di Ivrea

Lo Storico Carnevale di Ivrea è una grande Festa Civica, durante la quale la comunità di Ivrea celebra la propria capacità di autodeterminazione, ricordando un episodio di affrancamento dalla tirannide che si fa risalire al medioevo.
La leggenda vuole che un barone che affamava la Città intorno all’anno 1200 venne scacciato grazie alla ribellione della figlia di un mugnaio che, promessa sposa, non volle sottostare ad una regola imposta dal tiranno a tutte le spose. Salita al castello decapitò il Barone ed accese la rivolta popolare che si concluse con la distruzione dell’edificio (che non fu mai più ricostruito) e con l’istituzione del libero Comune. La Battaglia delle arance rievoca questa ribellione: il popolo, rappresentato dalle nove squadre degli aranceri a piedi, combatte a colpi di arance contro le armate del Feudatario, rappresentate dai tiratori sui carri trainati da cavalli, che indossano protezioni e maschere che ricordano le antiche armature.

Il getto delle arance affonda le sue radici intorno alla metà dell’Ottocento.
Nell’Ottocento insieme a coriandoli, confetti, lupini e fiori, le ragazze lanciavano dai balconi, mirando le carrozze del corteo carnevalesco, qualche arancia, un “aristocratico” frutto esotico proveniente dalla Costa Azzurra.
I destinatari erano giovincelli dai quali le stesse ragazze volevano essere notate. Dalle carrozze si iniziò a rispondere scherzosamente e, poco a poco, il gesto di omaggio si trasformò in un vero e proprio combattimento tra lanciatori dai balconi e lanciatori di strada.
Solo dal secondo dopoguerra con la nascita della prima squadra di aranceri la battaglia assunse i connotati attuali seguendo regole ben precise. Alla Battaglia oggi prendono parte circa 5000 persone.
Sicuramente è una battaglia molto divertente, ma è un grandissimo spreco di arance e di soldi. Secondo me, bisognerebbe cercare di sprecare meno cibo per divertimento e pensare di più alle persone più bisognose.

Emanuela Berruti 2°E

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