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Inutile spezzare le matite,
risorgeranno più determinate di prima

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Articolo pubblicato il 14/01/2015 alle ore 10:15.
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Matite, ceri e foto per difendere la libertà
Salve gente!
Allora... come molti sanno (molti... bhe... sono giorni che i telegiornali non parlano d'altro...) le ultime vicende a Parigi sono state alquanto... turbolente.
Si, adoro minimizzare.
L'attacco è stato messo a segno da tre uomini contro la sede del giornale Charlie Hebdo il 7 gennaio 2015. Gli uomini armati hanno fatto irruzione aprendo il fuoco con dei kalashnikov uccidendo otto giornalisti, due agenti assegnati alla protezione del direttore, il direttore stesso Stephan Charbonnier, un ospite, il portiere, i più importanti vignettisti, l'economista Bernard Maris e la psicologa e psicoterapeuta Elsa Cayat.
I nomi dei vignettisti uccisi sono famosi anche in Italia: Philippe Honorè, Tignous, Cabu e George Wolinski. Inizia la caccia al killer e... ma sapete sicuramente il resto.

Non ho intenzione di ricostruire l'attentato passo dopo passo, tuttavia mi è sembrata una buona idea ricordare alcuni dei nomi delle vittime di questo... scontro.
Nel 2011 gli uffici di Charlie Hebdo erano stati già distrutti da una bomba molotov, dopo che il giornale aveva pubblicato una vignetta satirica su Maometto.
I parigini e tutti noi ci siamo riuniti per opporci alla censura di stampa che i mussulmani hanno provato a imporci e, certamente, non sarà l'ultimo tentativo. In ogni caso lo Stato ha messo sotto sorveglianza le più importanti sedi giornalistiche. Una misura di sicurezza inutile dal mio punto di vista poiché l'attentato è stato sporadico e disorganizzato, mirato esclusivamente a un giornale incentrato sulla satira verso i mussulmani. A rafforzare le mie opinioni è stato il secondo attacco in un negozio ebraico. Non sembra che dietro a questi attacchi ci sia un'organizzazione pronta e una mente brillante, tuttavia potrebbe essere anche un diversivo per qualcosa di più grande... ma continuando su questa linea finirei nella teoria del complotto, niente che possa realmente essere di alcun aiuto a delle indagini.

Per quanto io non approvi particolarmente le vignette satiriche mirate alla denigrazione di una cultura (per quanto, ammettiamolo! Primo sono dannatamente spassose, secondo... non parliamo di santi) ritengo che una guerra debba essere combattuta ad armi pari. Se è una guerra di fumetti, combattila con altri fumetti. Se è una guerra di armi... bhe... quello è un contesto più apropriato per dei kalashnikov. Cioè, andiamo! Non solo l'uccidere in generale è un crimine, ma per una motivazione come "cattiva pubblicità" è ridicolo e imbarazzante!

Sinceramente, ora come ora se fossi musulmana mi sentirei in profondo imbarazzo.
Dalla mia scrivania, sto digitando con poca pazienza su tasti che da qualche anno a questa parte mi chiedono pietà, alzo la mia matita virtuale, la spezzo e tempero l'altra metà.
Inutile cercare di mutilare la libertà di espressione.
Questa si rialza sempre, più determinata di prima.

Federica Giaccone

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