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Il rischio di attacchi con armi chimiche e biologiche

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Articolo pubblicato il 08/01/2016 alle ore 11:20.
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Il rischio di attacchi con armi chimiche e biologiche
Dopo la strage di Parigi e il raid a St Denis, in cui è stato ucciso l’ideatore dell’attentato, il governo francese e tutti gli altri Paesi europei hanno alzato al massimo i livelli di sicurezza. Oltre al timore di nuovi attentati, si configura sempre più nitidamente il rischio che l’Is possa attaccarci con armi chimiche, biologiche e batteriologiche. Del resto si discuteva già lo scorso anno del fatto che l’Is possedesse questo tipo di armi e intendesse utilizzarle per mettere a segno qualche strage. Le armi chimiche sfruttano le proprietà tossiche di alcune sostanze chimiche, come il gas nervino o il sarin ( utilizzato nel 1995 nell’attentato della metropolitana di Tokyo), per uccidere o ferire su larga scala. Le armi batteriologiche si dividono in tre grandi gruppi: virali (con una capacità di mortalità del 90%), batteriologiche e biologiche.

Secondo fonti americane gli estremisti islamici sarebbero già riusciti ad accedere alle scorte di iprite del regime di Assad in Siria. Una grave minaccia incombe dunque sul nostro Paese, dal momento che le armi chimiche dell’Is si troverebbero non lontano dall’Italia. Inoltre, secondo il generale Carlo Jean, uno dei massimi esperti di strategia militare, nei depositi di armi di Gheddafi vi sarebbero ancora parecchie armi batteriologiche, probabilmente deteriorate e molto pericolose se finissero nelle mani degli attentatori, che hanno dimostrato di essere abili sotto il profilo tecnologico. L’utilizzo di armi chimiche potrebbe imprimere una svolta significativa nel modus operandi dell’Is, nonché nel modo di difendere il proprio territorio da parte dei Paesi dell’UE. Le conseguenze di ciò sono, al momento, incalcolabili.

Lorenzo Peyla, Scuola Brofferio, classe II E

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