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Il consumo di suolo? Ci costa 55mila euro a ettaro

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Articolo pubblicato il 28/07/2016 alle ore 06:59.
Il consumo di suolo? Ci costa 55mila euro a ettaro 3

Nei giorni scorsi l’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha presentato un completo report sulla salute del suolo del paese e l’Astigiano non sembra particolarmente in salute, visto che nonostante la crisi si continua a perdere suolo. Negli ultimi quattro anni il territorio nazionale sigillato è aumentato dello 0,7%, in Provincia di Asti dello 0,2%. Questi numeri, che sembrano piccoli, sono invece importanti.

Quattro metri quadrati al secondo è la velocità con cui si continua a consumare il suolo; una velocità, per fare un esempio, che in un’ora sarebbe in grado di coprire la distanza tra Asti e Azzano con una colata di mattoni e cemento. L’intera Provincia sotto questo punto di vista non è particolarmente virtuosa. Se è vero che l’accelerazione nel consumo di suolo che c’è stata in questi anni è stata abbastanza modesta (0,2%), va detto che il suolo consumato veleggia ormai verso il 10%, valore che ci mette senz’altro nella fascia dei cattivi.

Non si arriva ai numeri folli che si registrano in alcuni Comuni della Brianza dove si toccano punte del cinquanta per cento di suolo perso ma spicchiamo comunque sulle carte con un colore rosso fuoco. A poco serve poi spostare l’analisi sul contesto piemontese. Solo Torino e Novara hanno percentuali di consumo di suolo paragonabili a quelle astigiane. Siamo tre punti percentuali sopra Cuneo (6,6%), mezzo punto sopra Alessandria (8,5%) e nemmeno lontanamente paragonabili ai valori del Verbano (3,8).

Nell’analisi importante spazio hanno i costi occulti del consumo del suolo, quelli non sempre immediatamente percepiti, che prevedono una spesa media che può arrivare anche a 55 mila euro all’anno per ogni ettaro di terreno consumato e cambiano a seconda del servizio ecosistemico che il suolo non può più fornire per via della trasformazione subita: si va dalla produzione agricola (oltre 400 milioni di ero), allo stoccaggio del carbonio (circa 150 milioni), dalla protezione dell’ erosione (oltre 120 milioni), ai danni provocati dalla mancata infiltrazione dell’acqua (quasi 100 milioni) e dall’assenza di impollinatori (quasi 3 milioni). Solo per la regolazione del microclima urbano è stato stimato un costo che si aggira intorno ai 10 milioni all’anno

Non va certo meglio se invece della analisi complessiva sulla provincia proviamo a fare un confronto tra comuni. Il comune di Asti è, infatti, dopo Torino e Alessandria quello che in Piemonte ha mangiato più terreno fertile, ben 25 chilometri quadrati in un anno.

Mortarino: la crisi è più saggia della politica

Il rapporto dell’Ispra e i dati che si porta dietro portano inevitabilmente l’attenzione anche sul territorio locale dove opera, da anni, Alessandro Mortarino coordinatore nazionale del Movimento Stop al Consumo di Territorio. «Mi pare – esordisce Mortarino - che anche quest'anno il rapporto Ispra abbia fornito dati di estrema importanza e mi auguro che finalmente anche il mondo della politica voglia utilizzare questa fotografia di malessere per attuare e stimolare un processo di cambiamento che a livello normativo, purtroppo, continuiamo a non vedere». La crisi economica sta, in sostanza, facendo ciò che la politica non ha ancora mai voluto fare: contenere il consumo di suolo.

«Ma ciò che oggi occorre avere il coraggio di definire – prosegue Mortarino - non è un semplice "contenimento" ma un più realistico "arresto" del consumo di suolo. Molto importante, inoltre, il dato economico/finanziario che quest'anno l'Ispra ha inteso proporre: in una società basata su economia e finanza bene ha fatto a proporre una riflessione numerica legata al "portafoglio" della nostra società. E il dato è impressionante e offre la chiave della situazione: per sostenere la cementificazione realizzata nel triennio 2012–2015 lo Stato nel suo complesso dovrà pagare 800 milioni ogni anno, 55mila euro all'anno per ogni ettaro di terreno consumato a seconda del servizio ecosistemico che il suolo non può più fornire per via della trasformazione subita. Il dato è agghiacciante: servirà a fermare la folle corsa di una "macchina" verso il baratro?».

Mascarino: i costruttori puntano al recupero

Sono considerati i “consumatori numero uno” di suolo agricolo, accusati di avere una incessante fame di superficie per erigere palazzi e condomini nuovi che non fanno altro che aumentare la quota di cementificazione dei territori. Sono i costruttori edili che, però, almeno ad Asti, sembrano essere meno lontani di quanto si creda dalle posizioni degli ambientalisti. Lo conferma Luciano Mascarino, portavoce del gruppo Costruttori Edili dell’Unione Industriale.

«Abbiamo intrapreso un’iniziativa già presentata anche in Comune - spiega Mascarino - per una massiccia opera di recupero e sostituzione di fabbricati esistenti». Quelli a cui Mascarino fa riferimento sono i tanti palazzi costruiti negli Anni Sessanta e Settanta, spesso di qualità scadente che oggi mostrano le corde soprattutto in termini di efficienza energetica.

L’idea dei costruttori, forse anche ancora “scottati” dai tanti alloggi di nuova costruzione che, a seguito della crisi persistente sono invenduti da molti anni, è quella di valutare le pecularità degli immobili. Quelli che possono presentare pregi e caratteristiche da salvare andranno ristrutturati e recuperati, mentre per gli altri è più economico per tutti abbatterli e ricostruirli.

«Per far partire questo nuovo volano edilizio senza consumo di ulteriore suolo, però - prosegue Mascarino - serve una forte collaborazione del Comune, soprattutto in termini di agevolazioni burocratiche e penso, tanto per dire l’ultima, al nuovo Codice degli Appalti. Perchè se è vero che una ristrutturazione richiede costi aggiuntivi e professionalità specifiche, se le imprese riescono ad abbattere i costi dovuti alla burocrazia, il prezzo finale all’acquirente ne risentirebbe positivamente».

Lodovico Pavese e Daniela Peira

Tags: consumo di suolo,edilizia,ambiente

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