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Il cadavere volubile

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Articolo pubblicato il 15/02/2017 alle ore 12:25.
Il cadavere volubile 2
Il cadavere volubile

È un perdigiorno, un clochard per scelta, pittore specializzato nell’arte del trompe l’oeil. Genuino, immediato, pasticcione e dissacrante. Torna il Cardo e si trova alle prese con l’incubo di un cadavere che appare, scompare, riappare e lo trascina in una girandola di situazioni grottesche, alla ricerca di una soluzione che lo metta al riparo da chi cerca di incastrarlo. È “Il cadavere volubile”, il nuovo romanzo di Massimo Tallone, pubblicato da Fratelli Frilli Editori. Una notte il Cardo torna, ubriaco, nella sua casa (non è una casa, è una stamberga) e trova un morto nel suo letto (non è un letto, è un pallet).

«Che faccio, ora? Mi ha fatto pure passare la sbornia, questa faccenda». Esce di casa, passeggia per qualche minuto, al buio, «nello spiazzo in terra battuta che un tempo era l’aia della cascina», e continua a sudare. Ma prende la decisione ed esce in strada: «Al fondo dello stradone, il cervo che troneggia sulla cupola della Palazzina di Caccia di Stupinigi, mio abituale consigliere, annuisce». Non c’è altra soluzione: occorre chiedere aiuto al suo amico Ribò, ex poliziotto della Scientifica, razionale, impassibile e determinato. «Conosce tutte le piante»: abita in centro, a Torino, «ma si è preso un pezzo di terra fuori città, dove coltiva piante di ogni specie». Ribò è l’esatto contrario del Cardo: due figure agli antipodi che nel romanzo si compensano in modo straordinario. Del resto, il Cardo non può non avere accanto una figura come quella di Ribò. “Il cadavere volubile” è un giallo comico, in cui la vicenda è narrata dal Cardo in prima persona. Possiamo così conoscere direttamente le sue riflessioni, i suoi ricordi, le sue reazioni e i pensieri che lo portano ad una decisione piuttosto che ad un’altra. Impossibile trattenere il sorriso, in molte pagine del libro, alle battute del Cardo e alle situazioni in cui incappa.

E, dall’altra parte, non mancano i momenti ad alta tensione che ci tengono incollati alla lettura, pagina dopo pagina. Assolutamente curioso e godibile lo stile del romanzo, in cui il Cardo è un personaggio del tutto originale, appassionato e divertente, dalla lingua spesso tagliente. «Io osservo il profilo nero dei monti, all’orizzonte. Anche i prati, come i monti, sono neri. Ma il cielo è meno nero che la terra. Soltanto gli infissi bianchi delle ville riescono a catturare un po’ della smorta luce emessa dai lampioni, discreti e radi. Null’altro, intorno a noi. O meglio, null’altro per tacere dei grilli. Fanno un casino del diavolo, secondo il loro costume. Se esiste una forma di pestilenza sonora, credetemi, è questa. Io, per quel che ricordo, ho trascorso poche notti della mia vita in zone prealpine o montane, ma in ognuna di quelle occasioni sono certo di avere maledetto e stramaledetto questi esserini isterici, questi suonatori di mandolino rauco. Mi provocano attacchi di diarrea, a me, i grilli. La poesia dei grilli?

Sì, so che qualcuno parla della poesia dei grilli. I gusti sono gusti. Per quanto mi riguarda, l’unica poesia che capisco è quella delle acciughe al verde». Suspense, situazioni impreviste una dopo l’altra, fino all’inatteso finale.

 

Il cadavere volubile – di Massimo Tallone

Fratelli Frilli Editori Anno 2016, 288 pagine

I Tascabili Noir € 12,90

Tags: giallografia,il cadavere volubile

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