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Gli Jihadisti e lo scempio del museo di Ninive

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Articolo pubblicato il 11/03/2015 alle ore 15:40.
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Un fermo immagine dal video in cui gli jihadisti distruggono opere del museo di Ninive
Quasi due settimane fa, esattamente il 26 febbraio, avveniva uno scempio in un punto del globo lontano da Asti e a Mosul, istantaneamente, il video veniva caricato su internet dagli Jihadisti. Attraverso questa via ha preso una tale diffusione e in così poco era in onda sui cellulari e pc di un giapponese, italiano e americano. Tutti quanti rimasero allibiti. Tutti quanti per lo stesso motivo: chi mai avrebbe avuto la malsana idea che distruggere delle statue antiche di tremila anni sarebbe potuta essere una prova di forza? Verso chi poi? Resta che alcuni islamisti, dopo essere entrati in un museo di Ninive a Mosul, in Iraq, armati di martello e forza bruta hanno buttato giù e colpito, hanno sfregiato e ricolpito, hanno distrutto e colpito di nuovo le inermi statue finché, non ancora contenti, hanno fatto arrivare la ‘cavalleria', cioè un martello pneumatico che ha posto fine alle statuarie sofferenze.

Da Maometto in poi inizia la storia, inizia la cultura, così giustificano. Peccato che prima del VII sec. a.C. (o se vogliamo dirlo alla loro maniera: dell'anno 0) ne capitarono di cose all'umanità come, ad esempio, inizio del Medioevo, Roma e Grecia e via dicendo –alcuni esempi europei: pensare se si moltiplica per cinque continenti.
Quest'atto non dev'essere sentito solo dai loro concittadini ma dall'umanità stessa, in quanto umanità, poiché, come si sa, i primi, ominidi in Africa evolutisi, sono finiti girovagando nella Mezzaluna Fertile, l'isola ‘felice' stante fra il Tigri e l'Eufrate, e lì entusiasti di aver trovato un posto addicevole si sono stanziati e hanno coltivato, inventato i primi stati, costruito la ruota e i mattoni cotti, dato vita alla culla della società. Da lì siamo nati tutti.
Forse però bisogna pensare più in piccolo per una cittadina come la nostra, qualcuno si immagina se qualche ragazzo andasse, con un martello, al battistero di San Pietro a distruggere le mummie, vanto della nostra piccola città?

«Tanto noi crediamo in Dio, loro in Ra e in Api» egli direbbe. Lo si potrebbe perdonare? Io direi di no come, penso, il più di voi, perché noi occidentali abbiamo un rispetto verso le culture indipendentemente se siano affini alla nostra che, a quanto pare, essi non hanno, eppure non è il Corano a impedirglielo; leggendo la II Sura La Giovenca si comprende che l'Islam dovrebbe essere aperto al confronto con gli altri. In questa si parla della vicenda della mucca d'oro pregata mentre Mosè era sul Sinai ma la differenza fra questa e le statue su citate è che nelle ultime nessuno più ci credeva. Avete mai sentito di uno studente che fa il Classico credere in Zeus perché ne legge sui suoi libri? O perché lo vede raffigurato in qualche statua?

Edoardo Orta

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