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Geopolitica mondiale, Brumat:
«Siamo condizionati dalla peste bianca»

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Articolo pubblicato il 10/02/2016 alle ore 14:00.
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Carlo Brumat Hacker, docente universitario e consulente di aziende di livello mondiale, attualmente è consigliere scientifico per l'Institut Européen de Relations Internationales di Bruxelles
"Panta rei" diceva Eraclito: tutto scorre, attraversa la nostra vita e la condiziona, perché la velocità del cambiamento è tale che non si possono fare due volte in modo identico le stesse esperienze. Carlo Brumat Hacker - laureato in fisica, docente universitario, consulente di aziende di livello mondiale, oggi consigliere scientifico per l'Institut Européen de Relations Internationales di Bruxelles, coordinatore del comitato scientifico di Ethica ed altro ancora - ha fatto la medesima riflessione, esponendola nel corso di un convegno intitolato per l'appunto "Tutto scorre – ma in che direzione ?", organizzato dall'Associazione Ethica e svoltosi nei giorni scorsi alla Camera di Commercio.

«La nostra situazione è condizionata da alcune realtà pesanti -– ha esordito Brumat -– la prima delle quali è la peste bianca, ossia il crollo delle nascite ed il progressivo invecchiamento della popolazione, che comporta l'essere imbelli, cioè meno pronti a correre dei rischi. Le donne italiane hanno una fertilità di 1,14 bambini a testa, per cui non esiste neppure il ricambio dei due genitori: a fronte di potenti flussi migratori destinati a crescere (alla fine del secolo l'Africa conterà quattro miliardi di persone) noi siamo praticamente senza alcuna difesa. I nostri sono i consumi di una società vecchia, che non ha propensione ad innovare ed a rischiare e che si trova davanti allo spostamento del centro del mondo verso la Cina e l'India: a fronte di questa situazione, nessun politico può far qualcosa».

«Inoltre l'Occidente è dominato dall'emozione e dalla paura, l'Asia dalla voglia di fare, gli Arabi dal risentimento. C'è poi la perdita della fede religiosa, che è legata alla civiltà da cui proveniamo, ma il relativismo porta al nichilismo, allo stordirsi con la droga o con lo shopping». Senza un progetto di vita si entra nella depressione e chi non può acquistare merci cerca la rivincita, utilizzando la violenza come antidoto alla noia e al vuoto esistenziale. Il mutamento degli scenari sulla scena internazionale non ha migliorato le cose, anzi la caduta dell'Unione Sovietica ha soltanto messo d'accordo i ricchi sulle privatizzazioni e sulle liberalizzazioni.

C'è poi un'altra pericolosa tendenza, la "weaponisation", ossia la trasformazione in arma della religione, del clima, della meteorologia, del problema dei rifugiati: tutto viene strumentalizzato a vantaggio o contro qualcuno e questo non contribuisce certamente ad una soluzione equilibrata dei problemi. «La globalizzazione – ha detto Brumat – è l'ultima tappa della pax americana in cui viviamo ed in cui il capitalismo ha prodotto gravi disuguaglianze, non considerando che laddove non c'è crescita aumenta la richiesta di socialismo. La potenza della finanza è sempre più grande, tanto che sono parecchi gli uomini politici provenienti da Goldman Sachs: molti giornalisti sono al servizio del potere economico per cui i banchieri possono sovente imporre la loro visione all'opinione pubblica, vietando tutte le misure che possono andare a loro danno».

Ma quali speranze ci sono in questa situazione? «L'Europa dovrebbe rivolgere l'attenzione all'Eurasia -– ha sostenuto Brumat -– ed in particolare alla Russia, con la quale andrebbe stipulata un'alleanza strategica sull'energia. La stampa comprata non fa altro che dipingere Putin come un nuovo Hitler, anche se in realtà è l'unico statista oggi esistente, con discorsi maturi e responsabili. Quanto all'euro, è stato un grande errore confondere l'Unione europea con quella monetaria, spesso gestita da ragionieri: oggi abbiamo problemi geopolitici, non di contabilità. Se non ci saranno solide frontiere esterne si chiuderanno quelle interne e sarà la fine dell'Europa e dell'euro».

Renato Romagnoli

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