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Dopo i 65 anni servono
2,5 ore di attività fisica

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Articolo pubblicato il 12/07/2015 alle ore 07:00.
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In piedi, Mario Amerio mentre introduce la conferenza (foto Ago)
«Oltre i 65 anni sono indispensabili almeno 150 minuti di attività fisica moderata settimanale». E' emerso nel corso della conferenza svoltasi martedì nell'aula magna dell'Università, prima di un ciclo dedicato al tema "Vivere bene la terza età". La conferenza è stata introdotta dagli interventi di Mario Amerio (segretario provinciale del sindacato pensionati Spi Cgil, promotore dell'iniziativa insieme a Comune, Asl e Università), del sindaco Fabrizio Brignolo e del direttore di Astiss, il consorzio che gestisce l'ateneo astigiano, Francesco Scalfari. Relatrici della giornata sono state quattro dottoresse dell'Asl, ovvero Paola Cuniberti, Tiziana Miroglio, Raffaella Marmo e Renza Berruti.

Paola Cuniberti ha affrontato il tema del rapporto fra psicologia clinica e salute: «Ci sono molti luoghi comuni e parziali verità che si cristallizzano intorno ai diversi periodi della vita - ha spiegato – e la vecchiaia è tradizionalmente legata al modello del deficit, caratterizzato da una minor memoria, da maggiore lentezza ed emotività, minore potenza. Gli anziani si ammalano di più e temono anche le malattie che probabilmente non avranno: solo pochi sono dementi, ma tutti temono l'Alzheimer, che è il traguardo peggiore. Se i giovani possono rimuovere il timore della morte, la vecchiaia ci rende invece consapevoli della finitezza. Legato alla vecchiaia è anche un certo moralismo a proposito della sessualità degli anziani, che alcuni considerano disgustosa: in realtà le fantasie sessuali durano sino all'età avanzata ed anche le funzioni possono non calare drasticamente se si gode di buona salute. Per mitigare la paura della vecchiaia si insegue talora il mito dell'eterna giovinezza, divenuto un punto di riferimento della scienza contemporanea. In realtà, la saggezza che la tradizione attribuisce agli anziani è la capacità di accettare la sfida della malattia e della morte, imparando anche a godere del tempo libero che la pensione regala e prendendo del tempo per sé e per la propria interiorità».

Tiziana Miroglio ha focalizzato il suo intervento sulle modalità per invecchiare bene ed in modo attivo, soprattutto grazie all'attività fisica, che regala buona salute ed aiuta a prevenire le malattie. «L'invecchiamento attivo – ha detto – equivale a vivere bene in una comunità, ad avere relazioni sociali e spirituali, ma non può prescindere da uno stile di vita basato su di una corretta alimentazione e sull'attività fisica. L'inattività raddoppia il rischio di diabete di tipo 2, di obesità, di patologie cardiovascolari, di tumori al colon ed all'intestino, oltre che di ansia e depressione. Oltre i 65 anni sono indispensabili almeno 150 minuti di attività fisica moderata settimanale: per aiutare i più pigri l'Asl organizza gruppi di cammino, ai quali ci si può rivolgere per restare in salute insieme».

La dott.ssa Marmo ha poi trattato dell'assistenza della riabilitazione, mentre la dott.ssa Berruti ha parlato di igiene della nutrizione e attività fisica. In ottobre si terranno le altre due conferenze in programma, dedicate rispettivamente alle grandi patologie della terza età ed alle novità terapeutiche. Al termine della conferenza, lo Spi Cgil, d'intesa con la categoria pensionati dell'associazione CNA, ha annunciato per settembre un'iniziativa sulla sicurezza degli anziani ad Asti, coinvolgendo i tre sindacati Confederali, oltre a tutte le associazioni della terza età e il Comune. A settembre e ottobre si terranno le altre due conferenze in programma, dedicate rispettivamente alle grandi patologie della terza età ed alle novità terapeutiche.

Renato Romagnoli

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