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Divisa tra mio padre industriale
e il mio ragazzo operaio

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Articolo pubblicato il 17/12/2014 alle ore 11:02.
Divisa tra mio padre industriale<br/>e il mio ragazzo operaio
Quando mi è stato chiesto di scrivere questo articolo, mi sono ritrovata stretta in una morsa: da una parte mio padre che è un'industriale, dall'altra la mia coscienza che ogni tanto riemerge dai profondi meandri del mio cervello e mi ricorda di pensare anche con la mia testa… senza dubbio, da quanto sento in famiglia, mio padre, il quale è un industriale, è pro Jobs Act, siccome per certi versi quest'ultimo sembra tutelare di più le esigenze dei padroni che dei lavoratori, cosa che è stata anche vivamente confermata dal mio ragazzo, rassegnato ormai a cambiare lavoro ogni tre per due e che momentaneamente è impiegato presso una fabbrica.

Riporto le testuali sue parole: "Bastano tre ammonimenti per mandarti via. Ma che possono arrivare in soli cinque minuti. Cinque minuti che ti distruggono un lavoro, che per alcuni è tuttora l'unica cosa su cui poter contare in questo tempo di crisi. E l'ho visto con i miei occhi: un mio collega è stato licenziato in cinque minuti dopo aver ricevuto tre ammonimenti per futilità, quali ad esempio un bancale posizionato male o perché era arrivato quattro minuti in ritardo sul lavoro. Non mi sento per nulla garantito."

Sta di fatto che invece ci sono molti aspetti a tutela del lavoratore nel Jobs Act, maternità in primis, seguita subito dalla possibilità di cambiare facilmente mansione all'interno della stessa industria onde evitare errori che possono arrivare in seguito a una ripetitività esagerata della medesima attività. Con ciò non voglio dire che non sia un'arma a doppio taglio, anzi, sostengo proprio questa soluzione. A sentire ogni tanto mio padre che dice "Domani ne stango quattro" mi chiedo se sia meglio un ritorno ai vecchi regimi, in cui erano tutti impiegati e almeno non si illudevano giovani persone che avevano addosso tanto olio di gomito e tante speranze, come sempre meno ne vediamo oggi.

l.c.

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