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Dalla Fiera del tartufo l’alt di Ferrero:
«Basta sagre inventate a tavolino»

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Articolo pubblicato il 02/12/2015 alle ore 14:00.
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La fiera del tartufo di Castelnuovo Don Bosco (foto Ago)
Si deve fare una scelta: proporre manifestazioni particolarmente sentite e partecipate dai suoi abitanti, oppure trasformarle in qualcosa di più. Seguendo la prima strada si mantiene viva una tradizione e si crea un'occasione di convivialità tra vicini di casa, che certamente non guasta e non va assolutamente recriminata. Seguendo la seconda, si aggiunge la possibilità di ampliare il pubblico, innescando un ritorno economico. Per fare ciò occorrono: un calendario univoco, che metta insieme un palinsesto di pochi eventi scelti; una comunicazione coinvolgente, dalla grafica alla creazione di contest sui social network, capaci di far sentire protagonista il visitatore; un prodotto "vero" e di qualità; una regia in grado di coordinare e valorizzare al meglio tutti gli attori coinvolti, siano essi ristoratori, commercianti o produttori agricoli.

A dettare la ricetta per una possibile riuscita, l'assessore regionale all'agricoltura Giorgio Ferrero, il direttore di Uniastiss Francesco Scalfari e il presidente della Fondazione Giovanni Goria Marco Goria intervenuti al convegno di apertura della XXV Fiera Regionale del Tartufo di Castelnuovo Don Bosco dal titolo "Cibo, vino, fiere e sagre come crescita dell'economia del territorio?", ospitato dalla Cantina Terre dei Santi e moderato da Sergio Miravalle, direttore della rivista "Astigiani", che ha spiegato il successo della terza edizione del Bagna Cauda Day, promossa dall'associazione privata Astigiana, senza l'impiego di risorse pubbliche. «Comunicazione e coinvolgimento del pubblico sono fondamentali. Non abbiamo di certo inventato noi la bagna cauda, ma abbiamo aggiunto un ingrediente: l'ironia, con il bavagliolone, il bacio a mezzanotte, il kit del dopo bagna cauda e il libretto di circolazione che raccoglie la storia, il galateo e le memorie d'autore. Abbiamo puntato sulla qualità, aperto cantine e dimore storiche, stabilito un prezzo fisso e raccolto quasi 10 mila commensali in Piemonte, 400 mila visite in tre giorni sul sito web dedicato all'evento e oltre 400 scatti condivisi dai bagnacaudusti su Instagram».

Un'esperienza di successo che però «non può essere replicabile all'infinito cambiando gli ingredienti», ha fatto notare Scalfari; il quale ha poi aggiunto l'importanza del ruolo svolto dell'università in termini di ricerca e formazione nell'abito della comunicazione turistico-culturale. Per Goria serve una revisione globale delle manifestazioni: «compresi i grandi eventi del settembre astigiano, ancora strettamente legati a un modello lanciato cinquant'anni fa». Ferrero, più drastico, chiede di fare delle scelte e proporre solo eventi "veri": «È ora di smetterla di proporre sagre inventate a tavolino». Della stessa opinione Silvio Carlevaro, direttore del Gal BMA, che, a chiusura della serata, ha portato l'esempio di "Ritorno alla Fiera", il calendario che raggruppa con un'unica "etichetta" 14 appuntamenti scelti nei comuni del nord astigiano: «forse troppi».

Marzia Barosso

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