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Dai nostri inviati in Vietnam

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Articolo pubblicato il 02/02/2016 alle ore 11:08.
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Elicotteri Huey e soldati nella guerra del Vietnam
Gli alunni della classe III E, dopo aver partecipato alla mostra "Dal nostro inviato al fronte" proposta ad Asti dal giornalista Domenico Quirico, hanno realizzato quattro immaginari resoconti di guerra dal Vietnam. Questi sono i loro articoli.

Vietnam, 12 aprile del 1962
L’elicottero ci porta nel luogo in cui dobbiamo atterrare. Dall’alto si vede un paesaggio verdeggiante, ci troviamo nella giungla vietnamita a pochi chilometri dalle montagne …
Arrivati sul luogo, aspettiamo per una mezz’oretta: il capo dei soldati deve prima vedere se è un punto tranquillo per creare una piattaforma di atterraggio, tagliando tutti gli arbusti che lo impediscono.
Appena atterrati c’è un tanfo acquitrinoso e nauseabondo… E’ un miscuglio di odore di terreno, sudore e medicine per curare i feriti: infatti sono presenti molte tende mediche e dei soldati.
Si riesce a capire che sono molto giovani, al massimo 20 anni. Hanno paura, è evidente, ma non per questo non sono agguerriti e pieni di forza.
Quando vedono un amico in difficoltà, colpito, vanno subito in suo soccorso: in quel momento prevale sulla terribile paura la vera forza dell’amicizia che li lega …  
I morti, giacciono sul terreno, ormai diventato fango, uno accanto all’altro.
Alla luce di quanto visto si può pensare: “Sono giovani soldati coraggiosi, duri ed insistenti che rischiano la propria vita per difendere la terra che amano, in cui sono vissuti e cresciuti.
I Vietnamiti, tenaci, coraggiosi e ben allenati, sono “invisibili” sul campo di guerra, ma alzando lo sguardo verso il cielo l’occhio si posa su enormi elicotteri zeppi di armi intente a far fuoco sui guerriglieri nemici.   Molti sono i rumori delle armi da fuoco che echeggiano da lontano all’ unisono dei lampi, ci sono anche le urla dei feriti e di quelli che stanno lentamente morendo sul terreno fangoso: ahimè … per loro non si può fare nulla!
Molte anche le macchine che utilizzano entrambi: fucili piccoli e grossi, mitragliatrici, pistole, armi bianche, bombe a mano ed elicotteri carichi di armi. Poco dopo si sente un tuono con un susseguirsi di colpi di mitragliatrici: hanno appena mitragliato uno ad uno, dall’alto, altri giovani soldati che si accumulano sempre più sui morti…

Baldini Lucrezia, Longu Anita, Delli Poggi Lorenzo, Marchisio Giulia

Gli Americani in Vietnam: rastrellamento e disboscamento della giungla
Mi guardo intorno, sono in una zona sporca, circondato da una fitta vegetazione di un verde intenso.
Il vento porta l’odore della pioggia all’interno dei numerosi elicotteri che volano al di sopra della distesa.
La zona è stata allestita con ospedali, centri di smistamento e officine.
La giungla che stiamo sorvolando è un mondo impenetrabile, la più grande fortezza comunista, dove nessuno osa addentrarsi. Essa è ricca di trappole, di sbarramenti con sottili aste di bambù, di false piste che si rivelano essere trabocchetti.
Negli occhi dei soldati vedo la paura della guerra ma anche il coraggio di riuscire a battere gli avversari.
Sono ottimi guerrieri, duri, ostinati e coraggiosi.
Dall’alto posso notare le loro armi moderne provenienti, molto probabilmente, dalla Cina.
Dalla posizione in cui mi trovo posso sentire il mormorio delle voci, coperto dal rumore dell’elicottero che è il protagonista della difficile campagna.
L’elicottero da guerra è diverso da quello su cui sto viaggiando e comprende come normale dotazione mitragliatrici e cannoncini automatici che sono utilizzati anche per interagire con gli elicotteri di pattugliamento.
Un’altra arma che caratterizza la scena, molto utilizzata dalla maggior parte dei soldati è la mitragliatrice, un’arma automatica progettata per sparare colpi in rapida successione. Nel giro di venti minuti migliaia di proiettili sono addosso ai guerriglieri.
Il nemico non si vede, ma la sua presenza è costante ed è visibilmente riconoscibile il rumore che provoca.
Il rumore è una costante presenza.
Ormai ho le orecchie tappate, ho sentito per ore il frastuono provocato dalla guerra e non distinguo più i suoni diversi tra loro. Al rombo dei motori degli elicotteri si contrappongono i numerosissimi spari e le grida di coloro che vengono colpiti e straziati.

Metaliu Klea, Russo Federica, Mamino Paolo, Pia Rino

Guerra del Vietnam 1960 – 1975
Si rimane sbalorditi nel vedere la più grande fortezza naturale del Vietnam. Attorno solo sporcizia, il nostro irochese prende quota e gli occhi si posano sulle colline argillose e sulla terra giallastra. Si notano i rovi che impediscono il passaggio, si intravedono puntini che si muovono, e non si capisce di cosa si tratti, ma è chiaro che sono soldati che fuggono o inseguono. Dopo mezz’ora inizia l’atterraggio; sull’erba è presente una distesa di corpi morti e un soldato che li ricompone. Gli elicotteri fanno alzare la polvere del terreno sottostante, e si riescono a scorgere persone che cercano di capire quale sia la via di fuga più vicina.
La maggior parte dei soldati è giovane, i loro volti sono spaventati. Le loro mosse appaiono agili e furtive. Una parte è impegnata nel rastrellamento nella giungla e l’altra ad accudire i feriti. Si devono nascondere e mimetizzare tra la boscaglia perciò sono vestiti con tute di colori simili alla vegetazione circostante. Sono dotati di armi di ogni tipo, da mitraglie a cannoni, pronti ad esplodere senza pietà per nessuno.
Fra la fitta boscaglia il nemico è quasi invisibile, gli Americani hanno  disboscato quasi tutte le foreste.  I nemici si nascondono ovunque, pronti ad attaccare improvvisamente uccidendo centinaia di commandos. Anche il cielo può essere pericoloso; improvvisamente appaiono aerei che scendono di quota, mirano i soldati e bombardano l’intera zona. Ad intervalli irregolari si sentono rumori assordanti e spaventosi; devi sempre stare allerta, perché ogni istante di apparente pace precede il terrore.
I protagonisti sono gli irochesi e le jeep. I primi sono imponenti con sportelloni dotati di mitragliere che vengono utilizzate per colpire i guerriglieri mentre la jeep è necessaria  per spostarsi, riesce a oltrepassare facilmente collinette di argilla, un dettaglio da non sottovalutare considerando che i movimenti devono essere piuttosto veloci al fine di sfuggire dal nemico.

Alessia Pisana, Nicolò Greco, Davide Steffenino, Manuel Polizzi, Riccardo Castello

Bombardamenti americani sui Vietcong
Ci troviamo sul luogo dove stanno avvenendo continui bombardamenti.
C’è una sensazione di scuro, tutto è cupo. Vi sono molte boscaglie, una foresta, siamo nella giungla. Sono anche presenti piantagioni di bambù che, come i boschi, vengono abbattute, sia per facilitare la visione, sia per permettere l’atterraggio di elicotteri. A causa della vastissima vegetazione che è presente qua, questa zona è definita “sporca”. Nella giungla i soldati Vietcong si preparano per attaccare in circa quarantacinquemila, dietro quei pochi alberi che non sono stati disboscati.
I soldati sono in maggioranza ragazzi giovani, che, in tuta mimetica, vengono nel campo da guerra   giungla e sono pronti ad attaccare. I morti giacciono uno accanto all’altro; i feriti vengono portati all’interno degli aerei dai loro compagni. L’ufficiale americano annuncia l’efficienza, il coraggio e l’ostinazione di due soldati feriti gravemente e medicati alla meglio considerata la circostanza.
I nemici sono spietati; all’esercito vietnamita è sempre stata conferita la caratteristica di spostarsi con agilità, che è la preoccupazione maggiore del guerrigliero.
Sia gli Americani che i Vietnamiti hanno costruito macchine geniali come trappole, hanno utilizzato le punte di bambù come armi taglienti. Inoltre vi sono molti aerei ed elicotteri come lo “Uh-Lb” o lo “Huey”. Il nemico attacca da questi ultimi, anche se non si vede chiaramente, passando raso sulle teste dei soldati. Un elicottero può incontrare, mentre vola ad alta quota, un “eagle flight”, un “volo d’aquila”: quattordici elicotteri da trasporto aventi a bordo un centinaio di uomini d’assalto.
Il rumore circostante è assordante, ovviamente, a causa delle continue esplosioni e delle raffiche di mitragliatrici.

Sara Colelli, Veronica Baldo, Lorenzo Bracco, Jurgen Kajno, Reda Termas

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